Ricerca fotogiornalistica sull’immigrazione, focus sui lavoratori di call center a Berlino

 Buongiorno e buon Altweibersommer, l’estate delle signore adulte-anziane, le famose caldáne, come si dice qua per intendere un Settembre caldo e assolato come quello di questi giorni. Sfruttate questo fine settimana per andare forse per  l’ultima volta al lago! O a fare un bel giro in bici.O a correre, o a fare un picnic. Insomma….state fuori!! 

È con molto piacere che pubblico questa ricerca fotogiornalistica sull’immigrazione, focalizzata sui lavoratori ( non necessariamente italiani) di call center qua a Berlino.

l progetto nasce nell’ambito del call center berlinese di un’azienda multinazionale di servizi, di cui uno dei principali core values è il customer care, al quale vengono dedicati grandi investimenti al fine di offrire un servizio individuale a ciascun cliente nella sua propria lingua, da cui la scelta di Berlino come sede, proprio per la sua capacità di attrazione di individui con i più vari background linguistici.
La variegatezza culturale di quest’ufficio, che si presenta come una Berlino in scala ridotta, ha spinto l’autrice ad indagare sulle cause e sui risultati di questo movimento migratorio, tentando un confronto tra tre racconti diversi del fenomeno: da un lato le storie di 7 persone (il progetto andrà avanti nel corso dei prossimi mesi arricchendo il numero di partecipanti) di nazionalità ungherese, argentina, finlandese, italiana, ceca, cinese di Hong Kong, corredate di interviste, foto ed estratti audio; dall’altro, sullo sfondo, le motivazioni per cui la Germania ha bisogno di questo crescente flusso si immigrati e le strategie messe in atto al fine di comprendere e facilitare il processo di integrazione; infine, uno sguardo a quella parte più riottosa della società tedesca, non solo alla prospettiva di una società definitivamente multiculturale, ma anche alle conseguenze immediate e tangibili di questo enorme afflusso di persone sulla loro realtà quotidiana, come ad esempio l’impressionante aumento dei costi d’affitto.
 L’obbiettivo della ricerca, che sarà prossimamente pubblicata anche in tedesco, è quindi dare un volto a queste persone, attraverso i loro racconti, e cercare di capire e di spiegare perché in questa fase storica di crisi, la scelta di tanti giovani ricada proprio su Berlino.
 Il progetto, recentemente pubblicato online in inglese al seguente link http://pacellidiana.wix.com/maf-berlin è approfondito da interviste scritte ed audio a 7 persone e, a partire da settembre, sarà incrementato con altri contributi ed altre storie. 
Forse molti di voi si riconosceranno nelle storie e nei ritratti. Il testo e la ricerca  a seguire sono di Diana Pacelli.
Buona lettura  e buon weekend!Ruth
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Ovunque si sente dire che Berlino diverrà la nuova capitale d’Europa nel corso dei prossimi anni.

E, a viverci, se ne può comprendere il perché.

Berlino è la città dove, alle soglie di questo nuovo millennio, si deve essere. La città europea che raccoglie peregrini da ogni capo del mondo, peregrini che per una stagione, normalmente breve, della loro vita contribuiranno a far girare più velocemente la ruota del cambiamento di questa città, che contribuiranno a cambiarne l’identità, abbandonandola quando ne saranno stufi.

Centro geografico dell’EU28, Berlino, fino a vent’anni fa rappresentazione urbana del conflitto comunismo/capitalismo, sta diventando la raffigurazione del trionfo di quest’ultimo e della figlia, economia globalizzata, con la conseguente devastazione di realtà sociali alternative.

Invasa dai poveri Fratelli d’Europa, giovani e meno giovani, in cerca della possibilità di vivere dignitosamente, dai curiosi e dai ricchi colonizzatori, Berlino, fucina di mirabili esperimenti interculturali, sta contemporaneamente sviluppando le purulente piaghe della xenofobia. Al di fuori dei 4/5 Bezirken colonizzati e gentrificati, gli stranieri perdono quella dolce sensazione di sentirsi a casa, si sentono smarriti, Stranieri, in pericolo. Ed in parte lo sono.

L’intera settimana può scorrere via come la vita al Luna Park, si può vivere come tanti adulti Pinocchio a Berlino, in una bolla di sapone sospesa sulla vita. Interi quartieri sono stati immolati alla dea Entertainment. Ma al di fuori della giostra c’è una città che continua a vivere di istanze caratteristiche di qualsiasi altra città al mondo, istanze della gente comune che diventano sempre più flebili nel pompare della tecno.

Al fine di far spazio e fornire servizi a questi nuovi ospiti, interi quartieri assumono nuovi volti, edifici sono ristrutturati, abbattuti, ricostruiti, vengono aperti shisha bar vengono aperti e lift venduti. Mentre gli affitti raddoppiano.

Berlinesi nuovi e vecchi sembrano guardarsi da lontano e, anche a causa delle barriere linguistiche, i contatti sono sporadici, talvolta si direbbe addirittura evitati.

Questa ricerca si focalizza su una specifica categoria di stranieri, quelli che sono a Berlino non per una sola stagione e che in questa città hanno un lavoro. Ben pagato ma non qualificato. Un lavoro in un call center all’interno di un’azienda di servizi, normalmente lontano dal loro background culturale e lavorativo, che rappresenta generalmente il primo ingresso nel mondo del lavoro tedesco per poi diventare talvolta una scelta.

Quanto emerge dalle interviste è che il lavoro dà dignità all’essere umano collocandolo in un tessuto sociale, ma soprattutto rappresenta una fonte di guadagno che consente di perseguire i propri piani di vita.

Per quanto non in linea con la formazione e l’esperienza professionale di nessuno degli intervistati, che per la maggior parte sono laureati, questo lavoro, rispecchiando in gran parte la conformazione multiculturale che sta assumendo la città, offre un piacevole ambiente internazionale e, soprattutto, un buono stipendio che, appunto, rende possibili scelte di vita, prima tra tutte, appunto, vivere a Berlino.

Non ci si trasferisce, infatti, a Berlino in cerca di lavoro; ci si trasferisce per poterci vivere: il lavoro ne è una conseguenza.

La scelta è generalmente dettata dal caso, su una base costituita da un presente precario e magari già instabile al livello territoriale. Ci si arriva per provare e si scopre che è semplice restare, perché rispetto alle altre capitali europee, costa ancora poco, perché non è necessario conoscere il tedesco e perché la città offre un ricchissimo panorama umano in cui è semplice trovare il proprio spazio, la propria dimensione. Anche se non si parla una parola di tedesco, anche se il proprio circolo d’amicizie non include un singolo berlinese.

Berlino viene scelta perché in questa città è possibile riacquistare dignità come soggetto sociale: non si dipende più dai genitori, non si fa il diavolo a quattro per arrivare a fine mese, non si è costretti a compromessi improbabili ed improponibili. Si può finalmente credere che esista un futuro, e che sarà migliore.

L’obbiettivo di questa ricerca è dunque dare un volto a questi stranieri, farli emergere dall’oscurità che crea incomprensioni e conflitto. Perché l’ignoranza è la madre di tutte le meschinità.

A conclusione dell’introduzione al progetto, ho infine scelto di inserire un video trovato sul web sul processo di gentrificazione che sta vivendo Neukölln, con gli occhi di chi ne sta osservando il mutamento dal suo nascere. Neukölln, fino a qualche anno fa uno dei più malfamati quartieri di Berlino con consistente presenza di immigrati di origine turca, è attualmente destinazione privilegiata di questa nuova generazione di immigrati, che ha contribuito nello spazio di brevissimo tempo ad un radicale cambiamento dell’identità del quartiere.

 

Personalmente non ho mai avuto occasione di confrontarmi con le posizioni espresse nel video, che definirei decisamente minoritarie, ho anzi sempre riscontrato una totale apertura e buona accoglienza da parte degli interlocutori locali. Tuttavia, ritengo che la preoccupazione, l’ansia, la rabbia espressa in questo video possano essere comprensibili, se non condivisibili, e che certamente possano contribuire ad acquisire una visione più complessa di questo fenomeno massivo, poiché oltre i dettami istituzionali, l’integrazione, passa attraverso un reciproco scambio tra individui nei confini della collettività, di cui noi immigrati abbiamo scelto di far parte.

Perché, di nuovo, l’ignoranza è la madre di tutte le meschinità.

 

Un po’ di dati:

Nel 1973, con la crisi del petrolio, la Germania chiude gli accordi che avevano portato centinaia di migliaia di Gastarbeiter a sostenere il cosiddetto Wirtschaftswunder nel settore industriale, mentre quelli già insediati vengono invitati a lasciare il Paese dietro un compenso di 10.500 DM. Ciò comportò la quasi impossibilità per i non-europei di stabilirsi in Gemania: immigrati erano solo i richiedenti asilo, rimpatriati e familiari dei Gastarbeiter, molti dei quali avevano scelto infatti di non usufruire dell’incentivo per il rimpatrio e di ricongiungersi invece alle proprie famiglie sul suolo tedesco. L’afflusso di immigrati si compone dunque principalmente di lavoratori non qualificati che spesso finiscono ad ampliare le percentuali di disoccupati.

Nel 2000 la direzione della politica tedesca in fatto di immigrazione comincia a cambiare radicalmente: per coprire il crescente fabbisogno di esperti in IT, Gerhard Schröder promuove la Green-Card Initiative destinata ai paesi non europei: ciò conduce nel 2001 alla redazione del primo documento governativo che definisce nuovi orizzonti politici e nel 2005, anno in cui entra in vigore la legge sull’immigrazione, alla istituzione di un programma di monitoraggio dell’integrazione che durerà fino al 2009 e il cui risultato sarà una definizione più dettagliata del concetto di immigrato e di criteri che ne possano descrivere il grado di integrazione nel tessuto sociale, al fine di rendere il fenomeno trasparente e misurabile.

In luogo del termine immigrato Einwanderer, viene preferito quello di persona con passato migratorio Person mit Migrationshintergrung che raggruppa persone di nazionalità non tedesca, cittadini naturalizzati, rimpatriati, figli provenienti dai suddetti gruppi.

Nonostante la persistente evanescenza del concetto di integrazione, ad essa vengono riferite tutte quelle attività che denotano partecipazione attiva alla vita sociale e che si possono suddividere in quattro dimensioni analitiche: integrazione strutturale, relativa all’accesso alle istituzioni principali della società, tra cui mondo del lavoro, sistema educativo e la partecipazione politica, passiva o attiva; integrazione culturale, che si definisce come processo di apprendimento e socializzazione che coinvolge contemporaneamente l’immigrato e la società d’adozione; integrazione sociale, che va a toccare le relazioni sociali tra cui la scelta del partner ed il gruppo di amici; integrazione identificativa, concetto col quale si esprime la totale identificazione con le strutture identitarie della società accogliente.

Le categorie utilizzate per l’indagine vanno dalla conoscenza della lingua alla presenza sul mercato del lavoro, alle scelte abitative, al tasso di criminalità, al livello di istruzione.

Queste nuove politiche, destinate a colmare i vuoti professionali della società tedesca (attualmente medici, ingegneri, meccanici e badanti) aumentando il livello di istruzione medio e garantendo un ampio afflusso di contributi destinati alle pensioni, hanno avuto un enorme successo portando ad un aumento medio del 15% degli immigrati tra la metà del 2011 e la metà del 2012 con soglie dell’88,7% per la Polonia e del 78,2% dalla Grecia.

Per quanto riguarda Berlino, secondo statistiche relative al 2010 la percentuale di persone con passato migratorio ammonta al 24% contro il 42% di Francoforte ed il 4% di Dresda, di cui il 47,5% sono tedeschi naturalizzati ed hanno un’età media di 34 anni.

Una grossa differenza esiste inoltre tra le percentuali dei diversi quartieri: Mitte, Neukölln, Charlottenburg e Schöneberg si aggirano attorno al 40%, seguite da Friedrichshain-Kreuzberg, mentre il distretto Treptow-Köpenick si ferma sotto l’8%.

 

 

 

 

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Qui il link all’introduzione al progetto http://pacellidiana.wix.com/maf-berlin#!the-project/c10fk

 

Posted on by Ruth

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