La schiavitù degli italiani nell’Italia del 2013, e il rimpianto degli anni in Germania

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Come tutti gli anni, sono qui nel mio amato Salento, con precisione a Gallipoli, amato perché ci vengo da quando sono bambina, amato perché ci passavo le estati con la mia adorata nonna, amato perché tutti i ricordi legati alle meravigliosi estati dell’infanzia e dell’adolescenza sono legati a questo luogo incantato, e noto nei miei figli la stessa trepidazione, tutti gli anni, nel tornarci, perché si incontrano di nuovo gli stessi amici, perché si cresce insieme, perché “per quest’anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare” é sempre attuale…

Ma ci sta qualcosa, quest’anno, che non mi va giù. Tutti sappiamo, che il Mezzogiorno d’Italia ( e non solo) é un posto duro, difficile, Paradiso e Inferno allo stesso tempo, dove i paesaggi, la gastronomia, la gentilezza delle persone ( non tutte eh 😉 ) , ti lascia senza fiato, ma dove anche la povertà, l’omertà e l’ignoranza, lo sfruttamento, fanno parte della quotidianità.
È facile venire qui in vacanza, staccare da tutto, andare a fare la spesa e fare small talk con le ragazze e i ragazzi del bancone, sempre gentili, sempre disponibili, che danno un pezzo di giuncata ai bambini, che ti consigliano, hanno sempre una parola gentile ed un sorriso, che ti domandano come stai, e mai si aspettano una domanda indietro.
Ma se tu quella domanda gliela fai, e soprattutto, se ti chiedi COME MAI QUELLE PERSONE SIANO PRESENTI AL NEGOZIO TUTTI I SANTI GIORNI E A TUTTE LE ORE, forse é meglio che prima ti prendi un antiacido per lo stomaco, perché quello che stai per sentire, sono cose alle quali non vuoi credere, non nell’Italia del 2013 che é in Europa, e che é tra i 7 paesi piú industrializzati del mondo. E`successo proprio ieri…una mia domanda: “ma voi lavorate sempre?” ” Sí”, é stata la risposta. ” Neanche un giorno libero?” “Beh, un pomeriggio libero”. “Ma sempre sempre? Anche di inverno, di Domenica, etc?” “Sì, anche di inverno. ……”
In un primo momento ti mancano le parole per rispondere, tu che sei titolare di un’agenzia a Berlino e che hai 10 e passa dipendenti, e che passi il tempo con la tua socia a riflettere sui modi migliori per attenuare almeno il possibile il loro livello di stress, per farli sentire appagati perché il lavoro che fanno é stressante, per continuare a tenerli motivati anche se a volte non é semplice, per dargli un pagamento congruo, per stare attenti che non si esauriscano, per seguire tutte le regole della legge… Ecco, in un primo momento pensi alla differenza, tra i nostri dipendenti, e queste persone gentili, preparate, sempre veloci, sorridenti, che ti vendono i latticini, ti fanno i panini,ti tagliano la carne, e hanno un cuore buono e una preparazione e una professionalità molto elevata. Poi fai un’altra domanda, e un’altra ancora, e allora é come aver aperto un rubinetto, é un fiume in piena che non si ferma più.
La signora bella e gentile, sempre sorridente, ti confida che ormai ha perso tutto, ha perso gli affetti, ha perso la possibilità di fare ogni cosa per sé, non conosce il Salento e le sue coste ( dove vive) perché non ha tempo, e le poche ore disponibili che le rimangono le utilizza per stare con la sua adorata mamma. Suo marito lavora anche nel supermercato, non hanno MAI lo stesso pomeriggio libero insieme, ci si vede solo di notte, quando ormai distrutti, si crolla a letto, come muli da soma, pronti a risvegliarsi alle 6 del mattino dopo e continuare cosí. L’altra ragazza del bancone, mi parla qualche parola in tedesco. Lei in Germania col marito ci ha vissuto 13 anni. Faceva la Ausbildung, veniva pagata per questo, imparava e lavorava. Il marito, col jobcenter, aveva imparato il mestiere del camionista e preso tutte le patenti in soli 6 mesi. Avevano avuto il sussidio all’inizio ma poi, perché era gente abituata a lavorare e con la voglia di farlo, avevano trovato un lavoro. Pagato il giusto. Il giusto per potersi permettere almeno un massaggio……perché se ne é tornata in italietta, le chiedo io….perché la sua mamma é morta, sua sorella é malata, e lei é dovuta tornare qua ad assisterla, visto che in Italia, lo Stato non ti aiuta manco se crepi… e cosa ti frena a tornare su? Mia figlia, 13enne ( non é un motivo, le fai solo un regalo se la porti su, le dico) e la sorella malata. Portati su anche lei, le diró io oggi.
Perché queste persone lavorano 13 ore al giorno, tutti i giorni,con mezza giornata libera, anche di Domenica, tutto l’anno alle seguenti condizioni: contratti di lavoro che vanno di tre mesi in tre mesi, per 23 euro al giorno. Sono 1,50 euro all’ora. Allora io chiedo: “ma non potete unirvi voi dipendenti e parlare col titolare, e chiedergli ALMENO un giorno intero libero, per non parlare poi del pagamento…? siete voi che tenete in mano il negozio….”Mi rispondono in coro, “Noi non siamo uniti…e poi lui ci mette un attimo a sostituirci” Sento la stessa cosa da una persona che lavora in ospedale….farmacisti che vengono pagati 4 euro all’ora…gente laureata in farmacia… e quando ti dicono che il titolare ha la tua età, circa 40 anni, e che sta aprendo altre filiali in tutta la cittá, probabilmente tutte alle stesse condizioni, allora ti monta su una rabbia ceca per questo paese, dove quella che tu vedi é schiavitú allo stato puro. Schiavitú di italiani, colti e preparati, che vengono sfruttati nella maniera piú indegna e meschina, da gente giovane, che non ha scrupoli…..
Racconto questa cosa a mio marito, la prima cosa che dice parla della convenzione europea sugli orari di lavoro…cerco in internet, trovo questa scheda ..http://www.etuc.org/IMG/pdf/A_TT_droits_fond_IT.pdf, la sorvolo velocemente, mi viene la pelle d’oca a confrontare le direttive europee allo stato dei fatti che osservo.
La cosa che piú mi fa arrabbiare, é non solo la spregiudicatezza di questi datori di lavoro, ma la perdita totale di speranza delle persone che lavorano per lui. La consapevolezza che se loro si ribellano, lui ne trova altri. O li licenzia immediatamente. Come loro, immagino e so, milioni di italiani giovani e non, sono andata a pescare un caso singolo in un mare di problemi simili….La seconda cosa che é uscita dalla bocca di mio marito, é quella che fa ancora piú male, vista dai suoi occhi di tedesco: capisco ogni singolo, che se ne scappa di qua.
Ma perché, perché qua le cose non funzionano? Perché i lavoratori devono umiliarsi e vivere una vita indegna fino a tal punto? Arrivare a prendere antidepressivi, ansiolitici, sentirsi morti e vecchi e stanchi dentro, senza neanche la possibilitá o il sogno di potersi immaginare un pomeriggio in spiaggia…
Dobbiamo renderci conto che il mare e la spiaggia tra i piú belli del mondo stanno a pochi metri, bagnanti molto benestanti da tutta Italia si godono l’Estate e spendono prezzi inverosimili per avere un ombrellone e una sdraio ( anche 50 euro al giorno!!!) e loro, che il mare ce l’hanno davanti agli occhi, non hanno neanche il tempo per goderselo un pomeriggio, perché in quel pomeriggio devono concentrare TUTTO il possibile, tutti gli altri giorni sono occupati dal lavoro. In questo caso il lavoro non rende liberi ed indipendenti, in questo caso il lavoro rende schiavi…..Alla signora del bancone viene un sorriso amaro, a me vengono le lacrime agli occhi, la ragazza che ha vissuto in Germania mi saluta con un Hallo Schatz, il marito della bella signora preferisce continuare a lavorare senza commentare, ci sono occhi e orecchie dappertutto….
Mi chiedo cosa si possa fare in una situazione del genere…mandare un controllo? mandare una lettera al proprietario? Far pubblicare un articolo su un giornale locale? I commenti dei miei cari qua al Sud é “Ma ti stupisci?” Questa é l’Italia, hai fatto bene ad andartene, anche noi vorremmo andarcene tutti. “Ma io questo non voglio e non posso accettarlo. Non riesco a credere che la fuga sia l’unica speranza…..
Nel frattempo peró consiglieró alla ragazza di tornarsene su in Germania, portandosi figlia e sorella, perché é meglio essere in un paese straniero ma libere, che schiave in patria….
Oggi i latticini deliziosi che tanto adoro di questa terra, hanno un sapore piú amaro…

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—-un mese dopo….la vacanza é giunta a termine..i prezzi sono aumentati del 200 per cento visto che arriva Agosto ( Kellogs Special 4, 89 euro solo per fare un esempio) .e io non vedo da giorni la bella signora al bancone… chiedo al marito. È in malattia, esaurimento, e non torna piú. Anche lui, se ne andrá a fine mese prossimo, e vivranno con 1000 euro al mese. La frutta ormai da giorni la compro da un ex dipendente del supermercato, che si é messo in proprio, e di euro al giorno ne guadagna 40, ma almeno il pomeriggio é libero. Mi racconta di come lui l’anno precedente, invece di 23 euro al giorno ne guadagnasse solo 17, sottraendo tutta la benzina che lui doveva pagare per andare a comprare la frutta e la verdura buona. Lui al datore di lavoro la vertenza gliela ha fatta….ma gli altri? Il marito della bella signora mi dice una frase che riesco ad elaborare solo una volta uscita da lá: a loro le catene piacciono…

 

Posted on by Ruth

12 Responses to La schiavitù degli italiani nell’Italia del 2013, e il rimpianto degli anni in Germania

  1. Daniela

    Carissima Ruth, questa purtroppo è l’Italia e non solo quella del Sud..ho lavorato 25 anni in ceramica, facendo turni di notte e di giorno, ho visto i miei colleghi scambiarsi il figlio nel parcheggio della ditta, perchè facevano i turni opposti per poterlo accudire. Gli asili sono sempre pieni e quelli a pagamento costano un sacco. Si lavora, si ha il mutuo della casa sulle spalle, perchè anche in una piccola cittadina, difficilmente trovi in affitto, diventa quindi difficile pagare anche un asilo e chi non ha i nonni deve fare così. Le mie ex colleghe si alzavano alle 4 del mattino e dopo otto ore di lavoro, passavano il pomeriggio con i figli, sperando che dormissero almeno un po’, alla sera si crolla immediatamente dopo cena.
    Io ho provato dopo 25 anni a cambiare questo modo di vivere (lo avrei fatto anche prima, ma poi hai il cosiddetto posto fisso e pensi di tenertelo stretto)…Non hai piu’ una vita, ti ci vuole tutto il week end per riposarti, quindi non esci. Se fai il turno di notte, non sei a casa con la famiglia, quando tuo marito arriva, tu esci per andare al lavoro, quando fai il pomeriggio, parti alle 11,30 e torni alle 21 di sera, quando fai il mattino (il turno peggiore), il tuo fisico è talmente distrutto che ti senti sempre malata. L’Italia è lontana anni luce dalla civilta’ di altri paesi e forse la colpa è stata anche un po’ nostra.
    Ora sono qui a Berlino e sto provando a rimettere insieme i pezzi della mia vita, con la speranza di poter vivere finalmente un po’ tranquilla. Rimpiango solo di non averlo fatto prima…scusa se mi solo allungata un po’, complimenti per l’articolo e buon proseguimento di vacanza! Ciao!

  2. Lucia

    Cara Ruth,
    come scrive anche Daniela, le tue parole dipingono purtroppo l’Italia intera, non solamente quella del sud.
    Io e il mio ragazzo abbiamo 30 anni, facciamo tanti sacrifici per cercare di costruirci un futuro. Non arrivo nemmeno a 1000 euro al mese ( e ho un lavoro di responsabilità), ma sai “c’è la crisi, sei già fortunata ad avere un lavoro, se non ti va bene fuori c’è la fila”. Il rispetto poi è una perla rara…e potrei spiegare nei dettagli la mia e altre situazioni per ore…intanto il tempo passa e ti sembra di perdere gli anni migliori della tua vita, nei quali dovresti tirar fuori tutta la tua energia, tutto il tuo sudore, ma per qualcosa.
    Dopo infinite riflessioni abbiamo finalmente deciso di trasferirci a Berlino e ripartire da zero…
    i motivi poi per cui abbiamo scelto proprio Berlino sono molteplici, ma questa non è una fuga…è la voglia di avere un futuro migliore.
    Un abbraccio

  3. Giulia

    non amo gli assolutismi. questo è solo un esempio potrei continuare
    http://uhupardo.wordpress.com/2012/01/09/lidl-fairness-unzureichend/

  4. Giulia

    di contro in italia http://archiviostorico.corriere.it/2012/luglio/28/Della_Valle_crisi_morde_bonus_co_9_120728065.shtml
    penso non esista un meglio o peggio, penso che la situazione non sia in assoluto.migliore qui o peggiore li. penso siano esperienze lavorative e basta. anche in germania esiste lo schiavismo sotto forma di praktikum a volte nemmeno retribuito o i minijob che rasentano la soglia della povertà. certo in germania hai i sussidi sociali, in italia no. ma ripeto non si può dire in assoluto qui è.meglio che li

  5. Tizi

    Ciao Ruth,

    Ho appena finito di asciugarmi le lacrime dalla commozione. Sì, mi sono commossa perché ho letto il tuo articolo.

    Sono Italiana e come tale vivo la situazione lavorativa che tu hai descritto.

    Ho da poco finito un ennesimo lavoro di due mesi e ora sono a casa a cercare annunci di lavoro e, tra le righe degli annunci che leggo, cerco anche una speranza…vana..

    Sai, chi non è mai vissuto in Germania, Svizzera o altri paesi del nord Europa, forse non può capire il tuo stupore. Io conosco la vita che si fa in Germania.

    La mia infanzia e adolescenza l’ho vissuta tra Roma e il Salento.
    Le friselle con il pomodoro, i calzoni, le crepes alla nutella, i pasticciotti e le mie adorate “bocche di dama” (il dolce preferito di mia nonna ed il mio) il riposo nel pomeriggio, il mare di Otranto, di Castro, di S. Cesarea, di Torre dell’orso, di Frigole, di Gallipoli…

    le passeggiate la sera in giro per la città, oppure quando non uscivamo ci mettevamo fuori la porta con le sedie sul marciapiede a prendere il fresco e mia nonna si faceva vento con il ventaglio…

    Leggendo il tuo articolo, mi sono commossa. Mi sono venute le lacrime e tanta rabbia.

    Rabbia perché IO AMO LA MIA TERRA! Io AMO L’ITALIA!

    L’Italia è un paese bellissimo, pieno di persone meravigliose, di belle menti, per non parlare delle meraviglie storico-culturali che abbiamo! E i paesaggi? Ne vogliamo parlare?

    Tu stessa conosci il nostro amato Salento e le sue bellezze, e le altre regioni? Da nord a sud l’Italia è incantevole, sublime!

    Si, mi sono commossa leggendo il tuo articolo e mi sono arrabbiata perché anche io mi vedo costretta a lasciare la terra che amo da morire. Lo devo fare per forza, non ho altre vie di uscita.

    IO voglio tornare ad avere una vita dignitosa.

    Voglio lavorare per poter uscire la sera e andare al cinema col mio compagno,

    voglio lavorare perché se mi serve un deodorante o una crema per il viso devo sentirmi libera di poterli comperare senza rinunce.

    Voglio lavorare perché penso che ho il diritto di potermi comperare un cavolo di yoguth biologico se mi va, e non che devo rinunciare al mio benessere e alla mia salute perché “non me lo posso permettere”.

    Il tuo articolo molto sentito e con il tuo stupore per il trattamento lavorativo, con conseguente rabbia non è altro che la descrizione della realtà e non solo, come si pensa, del sud Italia ma dell’Italia intera.

    A Roma è così, uguale. Nel mondo del lavoro in Italia, non esiste differenza tra nord e sud. E’ così ovunque. O perlomeno quasi ovunque. Sicuramente ci saranno realtà più serene di quella che vivo io e di quella hai visto tu, ma sono convinta che si tratti ormai di poche eccezioni.

    Altrimenti non si spiegherebbero i suicidi dettati dalla disperazione.

    Come vogliamo chiamare coloro che hanno delle imprese e sfruttano i propri dipendenti fregandosene del loro benessere?

    Disonesti?

    Oppure fa parte di una cultura tutta italiana dal momento che ovunque o quasi è così?
    La parte nera dell’Italia.

    Tu vuoi consigliare di andare via da qui, ma non è facile, non basta la competenza purtroppo. Per andare in Germania occorre conoscere la lingua quasi perfettamente.

    Spero un giorno di poter vivere anche io bene come vivi tu. Semplicemente con i diritti che mi spettano.

    Spero un giorno di poter toccare con mano la serenità che respiravo quando sono venuta in Germania..o semplicemente quella che si respirava anche qui in Italia anni fa..

    Beh… ecco.. ti ho scritto… ho voluto parlarti dello stato d’animo che mi accompagna, della rabbia e della mia consapevolezza di quanto sia meraviglioso questo Paese ma di quanto sia ormai diventato ostile verso chi lo abita.

    Con Affetto

    Tizi
    P.S. so benissimo che anche in Germania non è tutto rose e fiori, però lì esiste il RISPETTO verso la persona.
    Esiste la Considerazione verso “l’altro”. L’Italia affamata di lavoro è presa dall’egoismo e dalla cecità.
    Nel mondo del lavoro qui in Italia nessuno guarda in faccia a nessuno. In un contesto così vengono a cadere i diritti dell’essere umano.

  6. Antonello

    Buona sera,

    non riesco a non commentare e scusate i commenti al vetriolo in anticipo. Sono nato a pochi km da Roma, ho 34 anni e leggere i commenti mi fa davvero ridere. Io non mi definisco italiano ma PAGLIACCIO ITALIANO perchè è quello che siamo e non concepisco il romanticismo di chi si ostina a dire di amare il paese della mafia.
    La mafiocrazia italiana e figlia di noi tutti cittadini italiani solo in Italia poteva radicarsi in questo modo e la mentalita’ di sudditanza è intrinseca nell’animo italiano.
    Sin da bambini i nostri genitori,la scuola ed il sistema ci insegna che possiamo diventare solo dei mediocri dei fantozzi perchè è giusti che sia cosi’.
    MI sono fatto da solo ho fatto 10 anni di contratti a tempo determinatissimo nei super mercati. La meritocrazia non esiste nell’animo malvagio e mafioso di tutti noi italiani.
    Ho aperto con sacrificio un attivita’ commerciale dove lo STATO-MAFIA continua a chiedere i soldi ma riesco a stare in piedi.
    ANDRO’ VIA perchè? Non voglio morire moralmente e fisicamente da PAGLIACCIO ITALIANO voglio vivere la meritocrazia, la normalita’ dove chi è vincente ha successo e chi è perdente no; in Italia chi è l’opposto vince chi è raccomandato. VERGOGNAMOCI DI ESSERE ITALIANI.

    Distinti saluti
    Antonello

  7. daniela

    io ci sono nata in puglia. ci sono cresciuta, a parte le pause dovute al lavoro di mio padre, che ci portava a spostarci di tanto in tanto. ho sempre avuto la sensazione di un posto dove si vive al di sopra delle proprie possibilità. non c’è mai stata libertà vera, essendo limitata dal giudizio altrui. conosco molta gente ‘brava’ ed ho molti amici. amo ‘la terra’. e ‘il mare’. ‘il cielo’.
    ma ciò non mi ha impedito di pensare che quello fosse un sistema che, prima o poi, sarebbe esploso.
    capisco che esprimendomi così, potrei riferirmi all’italia intera.
    italia da cui sono scappata presto. cercando di formare me stessa nel mio mestiere adorato. ma restando italiana. lasciando in italia la mia base principale. base a cui sono tornata con un figlio nella pancia. con aspettative rosee di una piccola famiglia che possa riuscire a dividere vita e lavoro tra i due luoghi di origine, l’italia, appunto, e la germania.
    ma poi, in concomitanza con la nascita di mio figlio, è inziato per me il periodo più magico che si possa vivere e contemporaneamente un incubo.
    sono stata abbandonata. con un bimbo di 7 mesi in braccio che ancora allattavo.
    niente di strano. non sei nè la prima nè l’ultima. direte voi.
    il problema vero in italia però è, in quali condizioni questo avviene?
    donna sola con neonato. un padre ”poco attento” alle vostre necessità [di figlio e madre, intendo]. un lavoro da libera professionista per cui bisogna impiegare il 100% del tempo a procurarsi il lavoro, il 100% per svilupparlo in modo serio e attento, il 100% del tempo infine a rincorrere clienti privati e pubblici per farsi pagare.
    nel frattempo ogni mese paghi fitto, bollette, retta della scuola, iva per fatture emesse e non retribuite, ogni anno paghi tasse [vedi iva] cassa previdenza carissima, iscrizioni all’ordine, studio e spese di studio, computer e suppellettili varie, assicurazioni ormai obbligatorie, corsi di aggiornamento ormai obbligatori, le spese che devi anticipare per svolgere la professione [richiesta documenti, bolli su bolli, etc]. e così via.
    lavori dalle 9 del mattino dopo aver lasciato il bimbo all’asilo fino alle 15 [ quando va al nido fino alle 13]. poi stai con lui, che fortunatamente ho abituato a dormire alle 20. mangi una cosa e ricominci, fino alle 24, all’1 di notte. e di nuovo al mattino. e non è mai abbastanza. praticamente non vivi più. e non puoi disperarti. perchè hai un bimbo e deve essere sempre inserita la modalità ‘sorridi e sii ottimista’.
    poi arriva un giorno in cui ti guardi nello specchio ed hai 40 anni ma da quello che vedi potresti averne qualcuno in più. anche perchè la notte non dormi per le preoccupazioni.
    allora guardi tuo figlio [sempre sorridendo] e dici ‘sai cosa c’è amore mio?adesso che sei abbastanza grande [neanche 5 anni], possiamo andare a vedere se la patria del 50% del tuo sangue possa accoglierci meglio…qui non c’è posto per noi’
    e ci provi. ti rimetti in gioco. devi ricominciare tutto. qualsiasi cosa tu abbia costruito. qualsiasi cosa tu sia diventata. ti porti dietro solo il tuo bagaglio interiore e l’amore per tuo figlio. e quando lui durante le prime crisi ti urla ‘ti odio. voglio tornare a casa mia. voglio i miei amici’ con tutta la calma di cui sei capace rispondi ‘amore mio, la nostra casa siamo tu ed io. e sarà casa nostra qualunque luogo in cui ci sentiremo liberi’ per questo, pur riconoscendo tutti i difetti di questa città, di questa nazione, ne riconosco anche i pregi e posso in totale serenità dire:
    grazie berlino.
    e grazie a tutti quelli che ci aiutano a sentirci ‘a casa’.

  8. Simona Flamenca

    Ciao Ruth, sono messinese e vivo in Salento da un paio di mesi. Ho scelto il Salento soltanto perchè mio cugino fa l’infermiere qui, ed io sono partita con un budget economico bassissimo (400 euro). Purtroppo, lavorando in Sicilia non sono riuscita a mettere nient’altro da parte, facendo enormi sacrifici (tra cui vivere per 3 mesi senza l’energia elettrica e facendo la doccia con l’acqua fredda) per riuscire a racimolare quel gruzzoletto che mi ha permesso di pagarmi il viaggio e di poter vivere intanto che trovavo un lavoro. Per fortuna, il “lavoro” è arrivato poco dopo: 30 euro al giorno per 10 ore al giorno come cameriera, donna delle pulizie, aiuto cuoca e quant’altro. No, non ti sto parlando di 3 posti di lavoro diversi, bensì di un unico posto di lavoro dove, però, devi svolgere più mansioni… Poco dopo, però, il titolare ha provato a mettermi le mani addosso e, al mio rifiuto, mi ha risposto mettendomi sulla porta. Ti chiederai perchè non l’ho denunciato, e ti rispondo che temevo per la mia incolumità, visto che, lavorando lì, avevo saputo che il proprietario era tutt’altro che una persona onesta… Apro una parentesi: sono sola al mondo. Mia madre, ovvero l’ultima persona che restava della mia famiglia, è morta 3 anni fa a causa di un mieloma multiplo. Qualche anno prima che morisse vivevo a Palma de Mallorca, avevo un lavoro decente che mi permetteva di vivere, supportato da un regolare contratto. Dovetti tornare in Sicilia per accudire mia madre. Morta lei, le mie possibilità economiche erano penose… Ho ricevuto aiuti da un’amica e da mia nonna che ha 94 anni e vive di pensione, lavoravo per 450 euro al mese 7 giorni su 7 per 9 ore al giorno (senza un contratto di lavoro). Tornando al Salento, perso quel lavoro sono riuscita a trovarne un altro nella cucina di un bar – tavola calda. Ho iniziato martedì e lavoro mediamente 12 ore al giorno, a volte anche di più. Entro alle 9 del mattino ed esco alle 22:00/23:00, ovviamente orario no stop. Al di là di questo, i miei titolari sono molto educati e gentili e non mi fanno mancare nulla (dove lavoravo prima non mi davano neanche da mangiare). Non so ancora a quanto ammonta lo stipendio, ma lo saprò domenica, visto che abbiamo stabilito che mi paghino tutte le settimane. Stimo che non mi daranno più di 250 euro a settimana, ma per adesso devo accontentarmi. Nel frattempo, mi sto frequentando con un ragazzo che sta messo quasi peggio di me, perchè fa solo dei lavoretti saltuari con i quali deve anche mantenere una bimba avuta da una precedente relazione. Lui ha fatto il pizzaiolo da 12 anni, ma da un anno a questa parte è stato licenziato (percepiva 1200 euro al mese prima) e vive tirando la cinghia per poter passare il mantenimento alla bimba. I primi di luglio, conversando con un amico, abbiamo valutato l’ipotesi di trasferirci in Germania, rispondendo agli annunci di lavoro dove offrono vitto e alloggio, visto che non riusciremo mai a mettere da parte soldi a sufficienza per partire, affittare una casa e cercare un’occupazione una volta lì. Siamo, però, fiduciosi, e contiamo di potercela fare. In ogni caso, anche se cerco di essere forte, ogni volta che mi fermo a pensare sto davvero male! Non soffro all’idea di dover lasciare l’Italia, affatto. Soffro perchè la vita è dura, e diventa sempre più dura ogni giorno che passa. Soffro perchè, per venire in Salento per trovare un’occupazione ho dovuto lasciare le mie due cagnette (che per me che sono sola al mondo sono come figlie) ad una mia zia che ha 75 anni e non ce la fa a tenerle, e che ogni tanto si esaurisce e mi minaccia dicendo che le porterà al canile, facendomi, per questo, pensare che sarebbe meglio tornare in Sicilia, vivere di stenti, ma non dover rinunciare alle mie figlie a 4 zampe. Soffro perchè la vita è ingiusta, perchè vivo in un paese dove se domani finissi su una sedia a rotelle percepirei dallo Stato un sostentamento di meno di 300 euro al mese, con il quale non potrei neppure lontanamente permettermi di pagare un’assistente. Non avendo famiglia sarei condannata “vivere” in quelle condizioni senza l’aiuto di nessuno. Questa, purtroppo, è l’Italia! Ho quasi 35 anni, e non ho un figlio nè mai lo vorrei perchè mi sono guardata e mi guardo bene dal metterne al mondo uno per condannarlo ad un’esistenza infelice. Questa è la mia storia, ma è, purtroppo, la storia di tanta gente! Noi poveretti non viviamo. Sopravviviamo soltanto.
    Simona

  9. manuela

    Cara Ruth,
    tu sei, in questo articolo, la conferma che un occhio sano vede meglio di un occhio malato. Noi siamo malati. Malati ed abituati che ” Tanto è così e nulla cambierà “, mentre l’occhio sano mette a fuoco e non accetta l’idea che ” Nulla cambierà “. Siamo figli di un piano diabolico che è stato studiato ed attuato per decenni… in silenzio, goccia s goccia. Prima piccole rinunce sindacali con tacito silenzio di sindacati e politicanti. Poi leggi schifose emendate sempre ad agosto, quando non ci fa caso nessuno. Poi la guerriglia controllata tra poveri, il povero che ” ti ruba ” il posto di lavoro, lo straniero e chi per lui … Ce li hanno piano piano serviti come un facile nemico… Poi tanto per gradire lo scarseggiare di posti di lavoro. E da li ” Tanto c’è la fila fuori “.. E la tela di ragno è compiuta. Allora, da giovane fiera italiana, stretta nella morsa, ammassata nei sondaggi e avvilita mi domando, ancora e ancora ” Cosa mi trattiene dal fare la valigia e andare?”…. Ma la mia terra è parte di me. Ed io sono responsabile di questa terra. Sono nata qui e ora e qui e ora devo fare qualcosa. Ancora non so cosa, ma metto amore in ciò che faccio e tengo chiuso l’occhio malato… Grazie Ruth per stupirti ed indignarti ancora! Questo serve…. Serve una Ruth per ogni italiano!

  10. carlo

    Brava Ruth !

  11. Arturo

    Cara Ruth, piove sul bagnato. Se ti ricordi, circa sei mesi fa ci furono le elezioni nazionali in Italia. Ricordo che dicesti a noi italiani:mi raccomando, che sia la volta buona, sta volta, non facciamo le solite figure!
    Niente. I politici, come al solito non ci hanno ccto neanche di striscio.

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