La voce dell’architettura decostruttivista a Berlino

Grazie Raffaella per questo bell’articolo. Sono andata due volte al museo ebraico, passandoci due interi pomeriggi, e in entrambi i casi le sensazioni fisiche e psicologiche che ho provato sono state fortissime. È un museo veramente che merita una visita, portate del tempo con voi perché é un museo che va visto con calma e senza alcuna fretta. Ruth

museo ebraico facce che urlano

 

Se vi trovate a Berlino e volete concedervi una pausa riflessiva di almeno 3 ore , visitate pure il Jewish Museum Berlin a Lindenstrasse. Considerato da molti una struttura parlante , nei suoi corridoi tortuosi che descrivono la storia di un popolo, il museo ci presenta non solo un percorso cronologico ma anche sensoriale.

In effetti ci troviamo da subito faccia a faccia con un edificio ostico che non ha ingresso su strada e svolge la sua forma in una particolare linea a zig-zag .Volutamente la struttura ci disorienta presentandoci la componente decostruttivista del suo architetto Daniel Libeskind .

Il decostruttivismo è un movimento che si diffonde negli anni Ottanta del Novecento basato sullo scardinamento delle regole e scomposizione delle forme che sviluppa dalle teorie del francese Jacques Derrida e appare la prima volta come vera e propria tendenza definita “Deconstructivist Architecture” nella mostra organizzata a New York nel 1988 da Philip Johnson e Mark Wigley .Le opere sono caratterizzate da una geometria instabile con forme pure e disarticolate e decomposte, costituite da frammenti, volumi deformati, tagli, asimmetrie e un’assenza di canoni estetici tradizionali.

Il museo Ebraico si decompone e destruttura in 3 assi dove la memoria ne diventa il pilastro stesso

l’asse dell’Olocausto
asse dell’ esilio
asse della continuità
L’opera che maggiormente ha attirato la mia attenzione in questa sorta di universo parallelo ,dove ordine e disordine convivono ,è stata quella dell’artista israeliano Menashe Kadishman :Shalachet – foglie cadute  che porta il visitatore ad interagire con 10.000 facce di metallo collocate in modo caotico su un corridoio permanente. L’impatto con questo mare di volti è fortissimo ,ma andiamo comunque avanti richiamati da un ricordo che ancora sanguina e ci invita per qualche minuto a calpestarlo ci sentiamo colpevoli , freddi come il metallo che amplifica il suo suono ad ogni passo, ma anche liberi di affrontare le paure e la durezza della vita.
Non ci sono incroci di sguardi, parole ad alta voce, ma solo tensioni in questo breve passaggio che non conduce a niente essendo solo uno spazio che si incunea tra due ali del museo.
I metodi del decostruttivismo allora s’impossessano del nostro sentire e ci ordinano chiaramente di smantellare le linee dritte della nostra stabilità.

Orari:
Lunedì: 10.00 – 22.00
Martedì-Domenica: 10.00 – 20.00
Lindenstraße 9–14
10969 Berlin (Kreuzberg)

Posted on by Ruth

2 Responses to La voce dell’architettura decostruttivista a Berlino

  1. Lella

    bellissimo articolo… mi è venuta voglia di andarci 🙂

  2. Cesare De Salve

    Bellissimo testo, breve, evocativo e coinvolgente.

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