Berlinale 2011! ( 10-20 Febbraio)

Questo bell’articolo é un regalo del mio amico giornalista Andrea D’Addio e del suo bel blog su Berlino che volentieri cito a questo punto: http://www.zingarate.com/network/berlino/

Se volete consigli o impressioni sui film della Berlinale vi consiglio di seguire giornalmente i suoi post!

Buona Berlinale a tutti!! Ruth

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Il 10 Febbraio inizia la Berlinale. Poichè ho iniziato a lavorarare come giornalista in quanto esperto di cinema, continuo ad avere dei giornali  interessati ai miei giudizi e reportage dai festival. E così, già da questo pomeriggio, sarò a Postdamer Platz e dintorni a vedere film, fare interviste e scrivere, scrivere, scrivere.  Sia qui sul blog, che in maniera più immediata sulla pagina facebook del blog e sul mio profilo Twitter (daddioandrea), darò brevi e semplici giudizi sui film che vedrò (normalmente li vedo qualche ora prima del pubblico se non il giorno prima). Della Berlinale ho già parlato, dando qualche informazione di carattere generale,  qualche settimana fa. Questo è invece uno stralcio di un lungo articolo che domani verrà pubblicato sul quotidiano Liberal:

“La 61a edizione del Festival di Berlino sarà più piccola ma più audace dell’anno scorso”. Con queste parole il direttore della Berlinale Dieter Kosslick ha presentato la manifestazione che andrà avanti da oggi fino al 20 Febbraio. Si comincia con uno dei film più attesi dell’anno, Il grinta dei fratelli Coen, remake del film che nel 1969 permise a John Wayne  di vincere l’Oscar, in uscita fra una settimana in Italia e già candidato a ben alla vittoria di ben dieci statuette dell’Academy  il prossimo 27 febbraio. Una’apertura in grande stile (anche se non un’anteprima internazionale), cui seguiranno una serie di pellicole variegate e dai vari motivi di interesse. Wim Wenders presenterà Pina, in 3d su Pina Bausch, una delle più importanti coreografe e ballerine della storia della musica moderna, massimo esponente del Tanz Theater (ovvero Teatro Danza),  Ralph Fiennes presenterà il suo debutto alla regia con Coriolano, tratto dall’omonima piéce di William Shakespeare, e l’americano Margin Call porterà sul grande schermo la storia di un gruppo di dirigenti di una banca d’affari  molto simile alla Lehmann Brothers durante le prime ore della crisi economica dei mutui subprime. Il cast, Kevin Spacey, Jeremy Irons e Demi Moore ne fanno uno degli eventi più attesi della manifestazione. Saranno, come al solito, tante le scommesse. Forse Berlino è il festival che più si permette di osare: non è particolarmente interessato ad avere anteprime mondiali e non si fa problemi a presentare molte pellicole già passate in altri festival (il Sundance in primis), a differenza di quanto accade nei festival italiani di primo piano o a Cannes. Nonostante questo, tanti artisti del jet set internazionale fanno di tutto per venire qui e farsi vedere. Benché non sia stata invitata in nessuna delle varie sezioni, sabato arriverà Madonna, pronta a presentare nelle sale del mercato alcuni spezzoni del suo nuovo film da regista W.E, sulla storia d’amore tra il re Edoardo VIII e Wallis Simpson, e sempre fuori dal festival, sempre questo weekend, anche James Franco atterrerà nella capitale tedesca per presenziare all’inaugurazione della sua prima mostra da artista concettual-visivo.

Presidente di Giuria del festival è Isabella Rossellini, mentre uno dei sette posti in giuria (ed è per questo che forse Kosselick parla di festival “coraggioso”) è rimasto appositamente vuoto in onore del cineasta iraniano Jafar Panahi, condannato quest’anno dal suo Paese a sei anni di prigione e a venti di lontananza dalla macchina da presa per ”per aver agito e aver fatto propaganda contro il sistema”. Due anni fa, la totale esclusione di film italiani sia dal concorso ufficiale che dalle sezioni laterali (ci fu giusto il documentario Terra Madre di Ermanno Olmi), provocò una serie di polemiche sull’asse italo tedesco, con  il direttore Kosslick a dire: “Dall´Italia viene per l´80 per cento cinema “culinario”, è il loro campo di specializzazione” e Francesco Giro, sottosegretario ai Beni Culturali, a rispondere che: “non tutti i film tedeschi, e sono tantissimi, presenti al festival sono però dei capolavori”. L’anno scorso, la scelta di mettere in concorso ben due pellicole nostrane, Mine Vaganti e Cosa voglio di più, sembrò a molti una scelta strategica per sancire una pace che, purtroppo, era probabilmente solo di facciata. Anche quest’anno infatti di Italia a Berlino ce ne sarà molto poca, niente se si pensa al cartellone principale (concorso e fuori concorso). Nella sezione Panorama ci sarà  Qualunquemente con Antonio Albanese, mentre in quella Special sarà presentato Gianni e le donne del regista rivelazione per Il pranzo di Ferragosto Gianni De Gregorio, mentre per commemorare Mario Monicelli, uno dei registi più premiati nella storia del festival  – tre Orsi d’argento per Padri e Figli (1957), Caro Michele (1976) e Il Marchese del Grillo (1982), è prevista solo la proiezione di quest’ultimo film.

Peccato: la storia dell’Italia alla Berlinale ha un passato glorioso. Se consideriamo solo il periodo 1961- 1972 ben quattro Orsi d’oro furono assegnati al nostro cinema La Notte di Michelangelo Antonioni (1961), Il Diavolo di Gian Luigi Polidoro (1963), Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio de Sica (1971), I racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini (1972). E non fu tutto, visto che ci furono anche due Gran Premi della Giuria a Come l’amore di Enzo Muzzi (1968) e Il Decameron di Pier Paolo Pasolini (1971), un Orso d’Argento alla miglior regia, Francesco Rosi, per Salvatore Giuliano ed uno al miglior attore, Alberto Sordi, per Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy (1972).L’ultimo Orso d’Oro italiano è esattamente di vent’anni fa. Lo vinse Marco Ferreri con La casa del sorriso. Quello stesso anno Ricky Tognazzi fu premiato come miglior regista per Ultrà. Da allora, più niente gli Orsi d’Argento alla carriera assegnati a Sofia Loren (1994), Claudia Cardinale (2002) e Francesco Rosi (2008).

A parte i discorsi campanilistici, quello che inizia è un Festival dai grandi numeri. Lo scorso anno sono stati 274.000 i biglietti venduti e 487.000 presenze, di cui ben 20.000 gli addetti ai lavori. Dati ben maggiori di qualsiasi altro festival in Europa (quindi più di Cannes, Venezia o Roma), emblema di una manifestazione che vive a stretto contatto con i suoi cittadini.  Nella capitale europea dei giovani e degli artisti, il cinema è visto come qualcosa di ben più di semplice intrattenimento. Le file davanti ai botteghini di Postdamer Platz durano ore, con persone che decidono arrivare nel bel mezzo della notte per essere poi le prime all’apertura delle casse e potere acquistare l’agognato biglietto con il cast in sala. La ragione di questo successo è varia: da una parte, come detto, l’età e le caratteristiche peculiari della popolazione berlinese, dall’altra una serie di scelte organizzative che rendono la rassegna viva in tutte le zone della città. Escludendo i film del concorso ufficiale, tutti presentati nel Berliner Palast di Postdamer Platz, molte delle prèmiere degli altri film (sezioni laterali e fuori concorso) sono ospitate in altri cinema cittadini, spesso lontani anche kilometri dal centro operativo del festival. E così, anche chi non è direttamente interessato all’evento, , si ritrova a curiosare, suo malgrado, davanti al vecchio cinema Internazional di Berlino Est, o nel rinato Friedrichstadt Palast (su quella Friedrichstrasse un tempo divisa dal Checkpoint Charlie) chiedendosi inizialmente il perché di un tappeto rosso e dei tanti flash dei fotografi. La curiosità poi diventa interesse, e le tante repliche danno modo a tante pellicole sconosciute di far leva sul passaparola. La Berlinale è un vero e proprio marchio di cui i berlinesi vanno fieri, una manifestazione che riempie sale anche per l’ennesimo documentario in swahili con sottotitoli solo in inglese (molte proiezioni non hanno alcun supporto per la lingua tedesca). Ma non è tutto: anche il merchandising va alla grande, tanto che durante i successivi undici mesi dell’anno è frequente incontrare in giro persone con la borsa del festival (ogni anno diversa) in spalla, o fermarsi al semaforo ed osservare uno dei tanti ciclisti (Berlino è una metropoli a misura di due ruote) bere da una borraccia con il logo del Festival, disegnata appositamente per essere portata in bicicletta.

La sezione del festival del Talent Campus è forse quella che più di ogni altra simboleggia lo sguardo rivolto al futuro e all’internazionalità che caratterizza la Berlinale. Per circa una settimana, dislocati in due grandi teatri della capitale, centinaia giovani cineasti o aspiranti tali invitati da varie parti del mondo, seguono le lezioni di cinematografia impartite a turno da una delle star ospitate dalla Berlinale.  Prestigiosi attori, registi, direttori della fotografia e delle colonne sonore, si siedono a turno in mezzo gli studenti raccontando la propria vita, dando consigli, e organizzando dei veri e propri workshop collettivi. In una città che vive di cinema, è impossibile non mettersi subito all’opera.

La frase del post:

Non posso dire se fui io il creatore della Nouvelle Vague. Posso solo dire che fui il creatore di qualcosa che non riesco a definire.

il compianto Claude Chabrol (durante la mia prima intervista alla Berlina e, tre anni fa)

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Posted on by Ruth

One Response to Berlinale 2011! ( 10-20 Febbraio)

  1. VS

    E’ vero, a giudicare dai film italiani alla Berlinale degli ultimi anni, si potrebbe pensare che l’Italia non produce più film interessanti. Cosa che, naturalmente, non è vero. L’anno scorso per es. abbiamo visto al festival “La bocca del lupo” di Pietro Marcello che secondo me è un vero capolavoro del cinema indipendente. Il film ha vinto il premio Caligari, uno dei più prestigiosi tra i premi minori ed è stato distribuito anche in Germania. Ogni tanto lo fanno vedere all’Arsenal. Non perdetelo!

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