Progetto fotografico Italiani a Berlino

“Più che una comunità, quella degli Italiani a Berlino sembra diventare, giorno dopo giorno, una realtà effettiva, con una propria struttura, più o meno definita. Quello che ci proponiamo di fare è un quadro della situazione, una situazione in continua fase di mutamento, crescita, espansione. Quello che ci aspettiamo è nient’altro che la verità: la verità in tutte le sue sfaccettature, che la rendono sempre più interessante da osservare. Gli Italiani a Berlino sono tanti, sono ambiziosi, sono volenterosi, sono qui per poco o per chissà quanto, sono fermi o in movimento, pieni di iniziative o semplicemente in cerca di uno stimolo. Sono qui da anni o hanno le valigie ancora da disfare, parlano una, due, tutte le lingue. Hanno una famiglia bilingue, sono single, cercano di addentrarsi in una o più culture. Gli italiani a Berlino sono, prima di tutto, persone. E come tali cercheremo di mostrarvele, di volta in volta, attraverso il nostro obiettivo e.. le cose che hanno (o non sono riusciti a portare) nelle loro valigie, reali o metaforiche.”

Potete seguire il progetto anche sul gruppo Facebook: Progetto fotografico Italiani a Berlino

 

Lucio Aru & Franco Erre ph

#18 Stefano S.

Stefano ha trentacinque anni ed è uno storico dell’arte. Viene dalla provincia di Latina e vive a Berlino da un anno e mezzo. Per via del suo lavoro torna spesso in Italia per raccogliere materiale di ricerca.
Al momento della sua partenza, Stefano aveva la volontà di lasciarsi tutto alle spalle: un modo di pensare/agire che non sentiva più suo, un’italianità che sentiva non appartenergli. Al contempo, però, ha voluto mantenere (e in un certo senso rafforzare) dei link, dei collegamenti al passato e, di conseguenza, alla sua terra. Nonostante, ci confessa, la sua valigia fosse quasi vuota, Stefano non ha rinunciato ad un qualcosa che molti degli “esuli” (volontari e involontari) rimpiangono quotidianamente: è infatti riuscito ad avere.. un bidet.
Riguardo alle rinunce, come abbiamo già accennato sopra, la sua rinuncia è stata un atto di volontà. Dunque l’unica cosa che Stefano ha dovuto (e non voluto) lasciare nella Penisola sono gli affetti più cari.
Se mai dovesse tornare in Italia, Stefano porterebbe con sé diverse cose acquistate a Berlino: il materiale raccolto, gli oggetti, i pezzi d’arte. Questo, ci spiega, lo aiuterebbe a ricreare quel “guscio”, quella coperta di Linus che, fondamentalmente, lo farebbe sentire a casa ovunque o..quasi. Lo accompagnerebbero, inoltre, le tracce lasciate dalle persone che ha avuto modo di conoscere qui. I loro consigli, i modi di vedere la vita e il mondo.
L’ipotetica valigia del suo ritorno sarebbe inoltre appesantita, nel senso positivo del termine, dalle molteplici esperienze fatte. Anche se, ci dice, si sentirebbe leggermente frustrato a condividerle in Italia.
Per il momento Stefano non pensa ad un ritorno perché, ammette, il solo pensiero lo mette a disagio.
stefanocomp

 

#17 Enrica Falqui

Enrica ha trentun anni, è di Cagliari e vive a Berlino da pochissimo: è arrivata lo scorso Ottobre (2013). Enrica è una Dj e produce musica elettronica.
Nella sua valigia Enrica non poteva fare a meno di portare il suo Mac (con annessa scheda audio, ci tiene a sottolineare), le sue cuffie da Dj e le puntine da giradischi.
Per quanto riguarda ciò che ha dovuto lasciare alle sue spalle, Enrica ci spiega che ha potuto rinunciare piuttosto tranquillamente a tutto. Una menzione speciale l’ha riservata al sole.
Se invece dovesse tornare in Italia, sarebbe felice di portare con sé l’insieme delle esperienze/influenze musicali che andranno ad accumularsi durante il suo percorso qui a Berlino.
Enrica si augura di tornare perché vorrebbe poter suonare in Sardegna, la sua terra. Per il momento la sua determinazione la porta a restare e vivere nuove esperienze, ma non esclude la possibilità di un ritorno..  tra qualche anno.
enricaw

#16 Valeria Tosi

Valeria è di Guastalla (un comune in provincia di Reggio Emilia), ha trentun anni e ha studiato traduzione e cooperazione internazionale. Dal marzo del 2013 vive qui a Berlino, dove si occupa di orientamento all’immigrazione e al contempo studia alla “Ostkreuzschule für Fotografie”.
Un’immancabile, tipica moka e il famigerato parmigiano sono stati due elementi impossibili da dimenticare, per Valeria, al momento della sua partenza dall’Italia. Nello spazio rimasto, invece, ha ben riposto una volontà: quella di compensare la mancanza del senso di una giustizia sociale.
Ciò che invece ha dovuto lasciarsi alle spalle, Valeria ce lo dice con una certa nostalgia: l’Emilia, la sua terra, e tutto ciò che essa implica. Una cosa in particolar modo: il senso di solidarietà che ha potuto conoscere e vivere in questi ultimi anni, relativamente alle vicende legate ai terremoti che hanno sconvolto la regione.
Se dovesse tornare in Italia, Valeria porterebbe indietro diverse esperienze importanti. Un esempio su tutte, quello con gli immigrati: il vivere la sensazione di sentirsi stranieri in casa altrui e tutte le riflessioni che ne scaturiscono e che saranno un bagaglio importante da poter “disfare” ed applicare al meglio una volta in Italia.
Al momento Valeria si gode la vita qui a Berlino, ma non esclude affatto la possibilità di tornare, prima o poi, in Emilia Romagna: creare, costruire qualcosa nella sua terra è il suo progetto a lungo termine.
valeriatosi

 

#15 Federico Quadrelli

 
Federico ha ventisei anni, è di Pietrasanta (in provincia di Lucca) e ha studiato sociologia a Milano. Ha poi deciso di trasferirsi Berlino, dove vive dal Dicembre del 2011 ed è impegnato in diverse attività: lavora nel Costumer Care, è un blogger per una rivista Italiana online (formiche.net) e ha collaborato con una libreria Italiana a Berlino organizzando eventi culturali.
Al momento della partenza, Federico non ha potuto fare a meno di portare con sé alcuni dei suoi libri, che costituiscono una parte fondamentale della sua vita, e l’esperienza maturata in Italia. Senza dimenticare le sue aspettative.
Ha invece dovuto lasciarsi alle spalle gli affetti, la sua routine Italiana e i restanti libri, faldoni, appunti e scritti che, prima o poi, è sicuro di voler avere con sé nella sua nuova vita.
Se invece dovesse tornare indietro, Federico riempirebbe la sua valigia con questa nuova esperienza, che ha vissuto positivamente fin dall’inizio integrandosi ed acquisendo una nuova lingua. Inoltre non potrebbe mai dimenticare qui i suoi libri, quelli che ha aggiunto alla “collezione”, e quelli che arriveranno!
Federico tornerebbe in Italia soltanto in vista di una possibile realizzazione a livello lavorativo, un possibile cambiamento che per ora non sembra vicino.

 federicoc1

 

 #14 Mirko Magnano

Mirko ha ventisette anni, è di Siracusa e vive a Berlino ormai da un anno. Ha studiato per diventare uno scenografo ma, come del resto aveva iniziato a fare già in Italia, sta lavorando come pizzaiolo in una pizzeria Italiana e, di tanto in tanto, come dj in diversi locali. Nel frattempo sta perfezionando il suo inglese e ha cominciato con le lezioni di tedesco.
Mirko ha deciso di portare, nella sua valigia, le sue cuffie da dj e, non meno importante, la sua calma.
Ciò a cui ha rinunciato, invece, è il cibo Italiano.. ma non del tutto: quando può, Mirko si cimenta in cucina.
Se dovesse tornare in Italia, riporterebbe con sè un ampliato ed arricchito bagaglio culturale ed antropologico. D’altronde è qui per questo, per fare un’esperienza di vita in una metropoli, conoscere e vivere nuove situazioni diverse dalla realtà a cui era abituato, che stava cominciando a “stargli un po’ stretta”.
Mirko al momento non pianifica un ritorno in Italia, anche se ogni tanto sente l’esigenza di tornare, anche solo per poco. Ma se dovesse pensare ad una permanenza a lungo termine in Italia, è sicuro del fatto che ora come ora gli sarebbe impossibile. Così come è sicuro che la sua permanenza a Berlino non sia definitiva, ma temporanea. Il suo obiettivo principale è viaggiare, vivere altrove e ..altrove.

mirko compo web

#13 Letizia Perazzini

 
Letizia ha quarantaquattro anni, è romagnola, è una professionista di editoria digitale e marketing e, tra le altre cose, è del saggitario! Vive qui a Berlino da circa un anno, e si occupa di svariate cose:
oltre al suo lavoro da freelancer lavora infatti come cameriera in un’enoteca e, ogni tanto, ricopre ruoli da attrice o comparsa.
Letizia, al momento di fare la valigia (o le valigie?) per la partenza, non ha proprio potuto fare a meno di portar con sé la sua “collezione” di stivali.
Ha dovuto invece rinunciare, e ce lo dice con un certo rammarico, al mare.
Che cosa riporterebbe invece in Italia, Letizia, nel caso in cui dovesse (o volesse) tornarci? La consapevolezza, ora consolidata, che ogni situazione ci insegna qualcosa. Anche quelle che all’apparenza ci sembrano lontane da noi o semplicemente prive di significato.
Letizia Perazzini

#12 Alessandra Manca

 
Alessandra ha ventinove anni, viene da Sassari, dove ha studiato beni culturali e organizzazione eventi, e vive a Berlino dal Novembre del 2011 con degli obiettivi ben precisi: imparare il Tedesco e conoscere ed inserirsi in ambienti nuovi e stimolanti. Qui ha lavorato, fino ad ora, nel settore della ristorazione e nel Costumer Care.
Delle cose alle quali era più legata in Italia, Alessandra ha scelto di portare con sé una foto della sua famiglia e due libri in lingua madre.
Ha dovuto invece rinunciare, per motivi logistici, alla macchina di suo padre, che ha per lei un forte valore affettivo, e alla vicinanza di sua madre, che non viene a trovarla a causa della fobia che nutre per gli aerei.
Se dovesse decidere di tornare in Italia, Alessandra porterebbe nella sua valigia ciò che Berlino le ha insegnato: che si può vivere con poco e al tempo stesso percepire, apprezzare la qualità della vita, che un timido raggio di sole basta a trasformare una giornata intera, e una considerazione tutta nuova sulla famiglia.
Al momento, in ogni caso, non pensa di tornare indietro.
alessandramanca

#11 Lulù Angelucci

Lulù è a Berlino dal marzo del 2012, è di Ascoli Piceno e, testuali parole, “cammina per i trentadue anni” e lì ha intenzione di fermarsi (con il conteggio).
Lavora al momento presso una gelateria artigianale ma, nonostante la sua reticenza nell’ammetterlo, è un artista a tutto tondo: disegna, dipinge e scrive poesie. E come se non bastasse, canta.
Riguardo a che cosa non avrebbe mai potuto fare a meno di inserire nella sua valigia, Lulù è più che certa: una penna, o meglio, uno strumento che le permettesse di tradurre il suo Mondo, con la parola o con il tratto.
La rinuncia di Lulù, invece, è stata insieme materiale e non: dice infatti di aver rinunciato ai vestiti. No, non significa che pratichi naturismo, ma che ha realizzato che ≤Tutto ciò che s’indossa è effimero≥. Perché occupare più spazio per qualcosa di effimero, dunque?
Se dovesse tornare in Italia, invece, riporterebbe con sé diverse esperienze/lezioni: la puntualità dei mezzi (che sono guidati da persone); la differenza tra diritto e dovere.
Lulù non sa se tornerà indietro, se non per rivedere il mare e le cose che ama, come i paesaggi naturali del centro Italia.
luluangelucci

#10 Ruth Stirati

 
Abbiamo incontrato Ruth accolti dal simpatico frastuono dei suoi tre (!) bambini, e tra le partite di calcio improvvisate nel salotto e i vari scatti, ci ha raccontato un po’ di sé.
Ruth ha quarant’anni, è di Roma e vive a Berlino dal 1993, dove dirige in società “Case a Berlino(.com)”, si occupa del blog “Italiani a Berlino”, fa la mamma e..corre!
Quando le abbiamo chiesto a che cosa avesse non avrebbe mai rinunciato, anni fa, al momento del suo trasferimento, ci ha parlato di una delle sue passioni: i libri di Camilleri. Nei primi periodi di permanenza nella capitale tedesca, le hanno “regalato” un po’ d’Italia, aiutandola ad affrontare le prime nostalgie di casa e mantenere con essa un legame che tutt’ora la accompagna. Ruth ha lasciato due ulteriori spazi, nella sua valigia: uno per il suo diario, l’altro per la sua squadra del cuore, la Roma.
Qualcosa invece non lo ha potuto portare con sé, anche se in un certo senso quel qualcosa l’ha seguita, e si intuisce da come ne parla: il connubio mare/sole del Salento, terra dei suoi nonni materni. E all’epoca, ci racconta, le mancavano anche il parmigiano ed il caffè, perché non era così facile trovarli nei vari market!
Se invece dovesse mai fare ritorno in Italia ( nel passare degli anni ci ha pensato in realtà una sola volta), Ruth ha una precisa idea di cosa porterebbe indietro: la struttura mentale che si è creata e modificata con il tempo, la coscienza per il bene comune, una visione anti-egocentrica della vita, la puntualità ed il senso dell’organizzazione. Senza dimenticare i suoi gatti e una delle sue passioni sviluppate negli anni a Berlino: la corsa!
ruthstirati

 

#9 Micaela Deiana

Micaela ha ventisette anni , è di Cagliari ed è una curatrice d’arte. È arrivata a Berlino a Febbraio (2013), dove sta portando avanti delle ricerche per il suo dottorato. Rimarrà in città (suo malgrado, ci confessa) soltanto per un tempo determinato: i suoi studi in Sardegna la aspettano alla fine di Luglio.
Al momento della tanto attesa partenza, Micaela non ha potuto fare a meno di inserire nella sua valigia il suo computer personale ed il quaderno dove scrive i suoi appunti.
Ha dovuto rinunciare, invece, per immaginabili motivi di circostanza, agli abituali pranzi al Poetto (nota spiaggia di Cagliari), in “compagnia” del mare.
Alla domanda “Che cosa riporterai, nella tua valigia, al momento del ritorno in Italia”, Micaela ha risposto senza pensarci troppo che vorrebbe conservare (e magari anche “diffondere”) l’amore che le persone del posto hanno, qui, verso il proprio tempo libero, al quale attribuiscono un valore quasi “sacrale”. Inoltre, ci racconta, porterà con sé un nuovo “sentimento”, nato per caso nei piccoli locali dal sapore retrò che ha avuto modo di frequentare nelle sere Berlinesi: la passione per lo swing!
Micaela Deiana

#8 Simone M

 Simone ha trentadue anni, è sardo ed è un illustratore. Ha inoltre studiato antropologia all’università di Cagliari, dopo di che ha conseguito un master a Roma (IED) come curatore museale. Dall’ottobre del 2012 vive a Berlino, dove al momento collabora con una galleria d’arte (Invaliden1 in Schönleinstraße) grazie ad una borsa Europea.
Al momento della partenza, non ha proprio potuto fare a meno di portare con sé i libri in lingua italiana, la sua moka ed il materiale per le illustrazioni. Non è riuscito però a portare tutti i libri ed i materiali che avrebbe voluto, dunque questa, per effettivi problemi di spazio, è stata la sua rinuncia.
Se dovesse tornare in Italia, riporterebbe con sè i suoi progetti, divenuti maturi grazie a quest’esperienza.
Al momento, però, l’idea di Simone è quella di restare qui!
Simone M

 

#7 Cincy L

 
Cincy ha ventiquattro anni e viene da Milano. È un’interprete di diritto internazionale, e vive a Berlino dal settembre del 2012, dove lavora nell’ambito amministrativo per una ditta di caffè e macchine da caffè. Alcune sere alla settimana lavora part-time in un’osteria Italiana a Steglitz, dove sta sperimentando con i clienti interessati un metodo d’insegnamento diretto e “ludico” della nostra lingua.
Quando le abbiamo chiesto che cosa non avesse potuto fare a meno di portare nella sua valigia al momento del trasferimento (decisione improvvisa e repentina), ci ha indicato il suo computer. È lì che Cincy tiene “tutto il suo mondo”, tra cui i suoi scritti. Inoltre, cosa non meno importante, è riuscita a lasciare uno spazio per la volontà di ripartire da zero e mettersi in gioco.
Cincy, come tutti, ha dovuto (o voluto) rinunciare a qualcosa: il suo passato, le persone e le esperienze che ha lasciato al di la del “confine”.
Se mai dovesse tornare indietro, in Italia, Cincy non ha dubbi: porterebbe con se il “bicchiere” per il caffè “to go”, che l’accompagna e le da la carica nelle frenetiche giornate Berlinesi. E, ultima cosa ma non meno importante, il ricordo degli occhi dei Berlinesi. Osservandoli lungo i tragitti in metropolitana Cincy ha potuto cogliere ed apprezzare il loro atteggiamento rispetto alla vita.
Al momento non pensa ad un ipotetico ritorno in Italia, ma allo stesso tempo non sa se e quanto a lungo vivrà ancora qui.
Cincy L

#6 Giulia Filippi

Giulia ha 22 anni, è di Vicenza (ma ci tiene a precisare che no, non mangia i gatti! :-) ) ed è un’illustratrice. Vive a Berlino da novembre, e sembra avere tutta l’intenzione di non tornare indietro.

Giulia ha risposto alle nostre domande con una certa sicurezza, senza alcuna esitazione: nella sua ipotetica valigia, ciò di cui non ha potuto fare a meno è senza ombra di dubbio il suo ragazzo, con il quale convive. Ha invece necessariamente rinunciato ai suoi amici di sempre.
E, senza pensarci a lungo, qualora dovesse fare ritorno in Italia riporterebbe con se il suo ragazzo!
Giulia Filippi

#5 Chiara Moretti

Chiara ha 30 anni, è una Bolognese adottiva e ha una laurea in antropologia medica. È in quel di Berlino da marzo 2013, dove ha cominciato a lavorare ad un progetto tutto italiano: ItalySustainableTravel.com, una startup che si occupa del reclutamento di aziende per un turismo eco-sostenibile.

Da brava Italiana, Chiara, non poteva fare a meno di inserire nella sua valigia una moca, o per essere precisi, una moca “egoista”, di quelle da una tazza sola, che si porta dietro ovunque vada!

Quando le abbiamo chiesto a che cosa avesse dovuto rinunciare, non ha avuto titubanze nel citare (forse anche per via del cielo sopra di noi durante il tempo trascorso insieme!) il tanto agognato abbigliamento leggero, ma ha dovuto ponderare la sua seconda risposta.. che è poi arrivata: Chiara dice di aver dovuto rinunciare alla presenza di persone che, con immediatezza, possano capire e condividere il suo punto di vista. E, last but not least, all’abbraccio di sua nonna.

Se dovesse fare ritorno in patria, cosa per ora incerta anche per lei stessa, Chiara riporterebbe con sè la voglia di ricominciare ad avere a che fare con ciò che ha studiato, l’antropologia medica.

Chiara Moretti

#4 Federico Pavano

 
Federico ha 26 anni, è di Siracusa ed è uno Chef. Viaggia per il Mondo ormai da anni, e da Marzo ha deciso di trasferirsi a Berlino, per vedere come va.
Nella sua valigia (in una delle sue enormi valigie, a dirla tutta!) non ha potuto fare a meno di portare la sua divisa da cuoco, così vicina ad un oggetto d’affezione che quasi ci ha fatto dimenticare che, prima di tutto, è per lui una divisa da lavoro. Ha lasciato inoltre uno spazio per i “ferri del mestiere”.
A qualcosa, però, ha dovuto rinunciare, e ce lo dice con un certo rammarico: il suo cane ed il suo vespone, che spera di poter portare, prima o poi, con sè.
Qualora Federico tornasse in Italia sa già cosa porterà via da questa città: un poster. Di che cosa ? Ma del muro, ovviamente!

 Federico Pavano

#3 Christian Riminucci

 
Christian ha 33 anni, è un artista e viene da un luogo dove l’arte è di casa: Urbino.
A Berlino dallo scorso settembre, dove ha già avuto modo di organizzare diverse esposizioni, ha deciso di lasciare un posto speciale nella sua valigia, quello per i colori. I suoi colori, che sono si gli smalti con i quali crea le sue opere, ma anche i colori che lui, quotidianamente, attribuisce alle cose e alle persone che lo circondano. Sono la sua visione del Mondo.
Ha dovuto rinunciare, invece, per immaginabili problemi di spazio, ai libri scritti in italiano.
Christian, qualora dovesse tornare in Italia, ha un’idea precisa di che cosa ha acquisito qui e riporterebbe indietro: la possibilità di vivere un anonimato, di essere uno in mezzo agli altri. L’aver imparato inoltre ad apprezzare la bellezza della solitudine, il poter ripartire su una tela.. rigorosamente bianca.
Christian Riminucci

 

 

# 2 Adriano Mottola

 

Quando abbiamo incontrato Adriano, 36 anni, di Napoli, siamo rimasti da subito colpiti dalla sua determinazione, dal suo incredibile entusiasmo. Vive a Berlino da marzo 2013, è un “cantattore”, e porta avanti un progetto molto personale: quello di “esportare” uno spettacolo d’intrattenimento che parte dalla “Posteggia” classica napoletana.

Adriano, nella sua valigia, non ha potuto fare a meno di portare tutto ciò che gli era necessario per il suo progetto: “Spaghetti songs & friends”. Quando gli abbiamo chiesto che cosa non avesse potuto portare, invece, ci ha risposto senza esitazioni, suo figlio di sette anni, Tommaso, il suo “carburante” quotidiano.
Adriano, con tutta la volontà di tornare ancora, riporterà intanto in Italia l’energia di questa città, le occasioni che ha avuto modo di vivere, e le amicizie: le persone. Inoltre porterà con se la consapevolezza di un nuovo metodo da dover utilizzare per coinvolgere al meglio le persone del posto, con le quali si è trovato ad interagire, giocare.
 
Adriano Mottola

#1 Alessia Defendi

 

“Alessia ha diciannove anni, vive a Berlino dallo scorso settembre e si occupa di due bimbi in una famiglia italo/tedesca.
Alessia, nella sua valigia, non ha potuto proprio fare a meno di portare: un kit di pronto intervento emotivo, confezionato da una cara amica, in vista della sua partenza. Il kit comprende: una raccolta di poesie delle più importanti poetesse del ‘900, un diario di bordo con pagine bianche, una raccolta musicale con il meglio dei cantautori italiani e, ovviamente, l’immancabile foglietto illustrativo, con istruzioni dettagliate.
Quando le abbiamo chiesto a cosa avesse rinunciato, necessariamente, al momento del trasferimento, non ci ha pensato a lungo: altri esemplari dei suoi amati libri, che avrebbe voluto leggere durante quest’esperienza.
A luglio Alessia terminerà il percorso all’interno della famiglia presso la quale lavora com au pair, e quando le abbiamo chiesto se per caso stesse pensando di restare a Berlino, non ci ha saputo dare una risposta precisa. Il tempo le darà consiglio. Su che cosa riporterà indietro, invece, come ricordo di quest’esperienza, Alessia non ha alcun dubbio: la sua nuova e scintillante macchina da cucire, tutta Berlinese, con la quale sta ancora prendendo confidenza.
Ma riuscirà a farla stare in un bagaglio a mano?!”
Alessia Defendi