Apertura di un attività commerciale a Berlino: ecco gli intoppi da evitare

 

 

Buongiorno a tutti, ricevo in anonimo questo articolo, sicuramente potrà essere utile per chi sta aprendo o vuole aprire un attività commerciale. stamp-2114882_1280Avevo già da qualche anno il desiderio di trasferirmi a Berlino, anche solo per un periodo di tempo.

Berlino è una città semplice, informale, una città che può offrire una qualità della vita abbastanza elevata, almeno dal mio punto di vista.

La prima volta che sono stata qui, mi sono innamorata di questa città. La consapevolezza delle difficoltà a cui sarei andata incontro mi hanno trattenuto dal f
arlo.

Districarmi nella burocrazia tedesca con la mia conoscenza di tedesco, che è ancora insufficiente, è impossibile.

Finché, navigando su internet, scopro che ci sono dei servizi che si occupano di supportare gli italiani che decidono di trasferirsi in questa città.
Ne contatto qualcuno quando mi trovo in vacanza a Berlino e scelgo quello che mi sembra la più adeguato al mio scopo.

Spiego sin dal primo incontro che quello di cui ho bisogno, cioè aprire un piccolo esercizio commerciale. Non mi interessa guadagnare molto o creare qualcosa che abbia un grande successo, quello che mi interessa è guadagnare abbastanza per potere vivere in questa città.

Ho bisogno quindi di qualcuno che mi supporti prima a perfezionare il mio progetto, poi a realizzarlo e aiutarmi anche dopo l’apertura, almeno finché non sarò in grado di farcela da sola.

Mi assicurano di essere in grado di accompagnarmi in questo percorso e di conoscere tutta la procedura burocratica per l’apertura di un’attività commerciale.

Mi sento confortata, potere contare sull’appoggio di qualcuno che sa cosa bisogna e avere un po’ di soldi da parte, mi fanno pensare di potere affrontare questo rischio.

Dopo varie ricerche, sempre affiancata da loro, decido per una piccola caffetteria in cui avrei preparato anche dei dolci, i classici dolci fatti in casa, utilizzando e rivisitando le ricette di famiglia. A questo sarebbe stata affiancata la vendita di piccole composizioni floreali, piante grasse e pochi fiori. Mi assicurano che posso fare tutto nella stessa stanza, importante che le due aree siano separate e che, se utilizzo soltanto il forno per la cottura, non ho bisogno di una cucina.

Inizio la ricerca del locale. Invio all’ufficio gli indirizzi di alcuni locali. L’agenzia si incarica di contattarli e andiamo a visitarli insieme.

Quando scelgo il locale, è l’agenzia a tenere i contatti con l’agente immobiliare. Il contratto viene prima letto dall’agenzia e poi lo leggiamo insieme.

Dopo aver firmato il contratto l’agenzia mi accompagna a fare la Rote Karte e l’Anmeldung al Gewerbeamt. Nel frattempo l’agenzia mi aiuta nella ricerca di operai e fornitori.

Pochi giorni dopo l’iscrizione al Gewerbeamt l’agenzia mi telefona dicendomi di dovermi dire qualcosa e quando arrivo alla sede mi comunica che non è possibile realizzare il mio progetto nel locale appena affittato. Chiedo delle spiegazioni e l’agenzia mi risponde che il quartiere in cui ho appena affittato il locale ha delle regole particolarmente restrittive.

Negli stessi giorni mi arriva una lettera del Ordnungsamt Fachbereich Veterinär- und Lebensmittelausicht in cui mi invitano a inviare una dettagliata descrizione del locale.

Nella busta ci sono anche dei fogli in cui sono descritte le norme igieniche da rispettare. Ho visto poi, collegandomi con il sito , che si possono anche scaricare da internet. L’ufficio offre anche la consulenza e suggerisce di mettersi in contatto con loro prima di affittare o acquistare un locale commerciale.

A quel punto capisco cosa è veramente successo. Bisognava andare in questo ufficio prima di affittare il locale. Sarebbe bastato questo per non commettere l’errore che è stato commesso.

Non ho avuto in proposito alcun tipo di spiegazione dall’agenzia.

Io continuo comunque a chiedermi se l’agenzia era a conoscenza del fatto che il locale non fosse adeguato per il mio progetto oppure no.

Se lo era, non capisco perché non me lo ha detto prima di firmare il contratto e se non lo era, non capisco come possa affermare di essere a conoscenza di tutto l’iter burocratico per aprire un esercizio commerciale.

Può anche darsi che non era compito suo accertare che il locale fosse adeguato, ma ritengo, visto che è stata presente in tutte le fasi che hanno portato all’affitto del locale, che avrebbe dovuto almeno dirmi con chiarezza che la responsabilità del locale ricadeva unicamente su di me.

In ogni caso, considerando le pesanti conseguenze che ci sono state e continuano ad esserci per me, mi sarei aspettata di avere almeno delle spiegazioni. E invece non ho avuto alcun tipo di risposta.

Potrei raccontare tanto altro, ma preferisco fermarmi qui.

Non farò il nome dell’agenzia, non è questa la sede.

Ho voluto raccontare questa storia non soltanto come sfogo personale, ma perché ritengo giusto che storie come questa vengano conosciute.

Chi decide di trasferirsi a Berlino, come in qualsiasi altra città, arriva carico di speranze e aspettative, se volete anche false illusioni. Mette in gioco se stesso e anche, come nel mio caso, una somma di denaro faticosamente risparmiata.

Quello di cui sicuramente non si sente il bisogno è incontrare qualcuno che dia informazioni approssimative e incomplete.

Ho deciso di tornare in Italia, almeno per il momento, almeno finché non sarà tutto chiarito.

Voglio però precisare che anche se volessi rimanere, sarebbe molto difficile continuare a vivere qui e impossibile intraprendere qualcosa. Purtroppo ho ancora un contratto da onorare. Non voglio entrare nel merito della questione, ma penso che le conseguenze di una situazione come questa siano facilmente immaginali.

A me rimane il rammarico di avere sprecato un’occasione, occasione che mi ero costruita con grande fatica. Ciò che mi amareggia maggiormente è la consapevolezza che tutto ciò poteva essere facilmente evitato.

Devo ammettere che in questa vicenda io non mi sento incolpevole, anzi. Non do tutta la responsabilità all’agenzia, so di avere anch’io le mie responsabilità.

Innanzitutto di avere avuto l’agenzia come unica fonte di informazione. Verificate sempre le informazioni che vi vengono date, attraverso conoscenti, italiani che hanno fatto questo percorso, internet, altri soggetti che operano in questo settore etc.. So che in questo modo possono nascere tanti dubbi, ma credetemi, è molto meglio qualche dubbio in più piuttosto che false certezze.

Se poi, come ho fatto io, decidete di farvi accompagnare in tutto il percorso per l’apertura di un locale, fate un contratto scritto, anche molto informale, in cui vengano precisati con chiarezza quali sono i compiti dell’agenzia, quale è lo scopo finale da raggiungere e il compenso che riceverà l’agenzia.

Infine, cercate di capire chi avete di fronte. Non mi riferisco soltanto alle competenze professionali, ma anche alle qualità umane. So che può sembrare una cosa molto banale, ma non lo è. Ci sono stati tanti piccoli segnali che avrebbero dovuto mettermi in guardia, a cui io non ho dato retta. La reazione che ha avuto l’agenzia quando ci sono stati i problemi e cioè quella di negare qualsiasi sua responsabilità, mi ha confermato che certe mie sensazioni non erano sbagliate.

Con questo articolo non voglio scoraggiare nessuno a fare un passo del genere. Nonostante quello che mi è successo, rimango fermamente convinta che nella vita valga sempre la pena correre dei rischi per raggiungere quello che ci sta a cuore. Invito solo ad essere più cauti, se volete anche diffidenti, a calcolare bene i rischi. Imparate il tedesco il più presto possibile, la scarsa conoscenza della lingua è un enorme handicap che vi costringerà  sempre ad affidarvi agli altri.

E infine, buona fortuna. Perché come si vede in un dei miei film preferiti,  Macht Point di Woody Allen, nonostante tutto l’impegno e la dedizione, a volte è solo un piccolo dettaglio a determinare il successo o l’insuccesso di un’impresa.

Posted on by Ruth in Architettura, Burocrazia, Curiosità, Documenti, Lavoro, Società

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