Pizzeria Anarchia di BALLETTO CIVILE a Berlino: Uno spettacolo di teatro fisico-musicale su proprietari e occupanti

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Dopo l’acclamato debutto di Brennero Crash nel 2013, la premiata compagnia é di nuovo a Berlino con uno spettacolo di teatro fisico – musicale tanto furioso quanto poetico sul tema della gentrificazione nelle nostre cittá.

Inspirati da uno spettacolare sgombero avvenuto a Vienna nel 2014- l’impari offensiva di 1500 poliziotti contro 2 pensionati e 17 punk – Balletto civile affronta la questione di dove e come possiamo vivere.

Prodotto a Genova, Vienna e Berlino l’ensemble internazionale composta da ballerini, cantanti e musicisti calca ora il palco della Neuköllner Oper fino al 6 Novembre 2015.

Sara Ercoli é andato a vederlo per noi il 22 Ottobre ed ecco la sua appassionata recensione

Making off: https://vimeo.com/142726819

Fino al 6 Novembre 2015 Neuköllner Oper Berlin

 

Pizzeria Anarchia è uno spettacolo per ragazzi che racconta la storia appunto di ‘Pizzeria Anarchia’: il centro occupato di Mühlfeldgasse 12 a Vienna che prese parte del proprio nome dall’ex pizzeria al piano terra di uno stabile diventato il quartier generale dell’opposizione ai metodi del padrone di casa, la Castella GmbH.

L’operazione di sgombro fece molto parlare, alcuni occupanti (17 punk e due anziani) vennero arrestati e lo stabile svuotato in un assedio di 11 ore portato a termine da uno squadrone esagerato di poliziotti, un elicottero ed un cannone ad acqua.

Coprodotto da Neuköllner Opern Berlin, Balletto Civile, Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse Genua e Muziktheatertage Wien, Pizzeria Anarchia è uno spettacolo generoso, giovane ed energetico.

Se qualcuno tra i giovani ancora avesse dubbi sul significato del termine ‘gentrificazione’ o su quello di ‘anarchia’ questa performance spiega, attraverso i numerosi mezzi artistici a disposizione, gli effetti di un male contemporaneo.

Lo fa appunto con generosità, a volte in maniera associativa a volte letterale, questione che si fa perdonare dal target giovanile a cui si rivolge e dai numerosi momenti poetici.

Lo spettacolo offre anche molti momenti di slapstick che a volte tolgono spazio ad una visione più surreale e quindi più disturbante che sarebbe certamente più idonea ad un pubblico adulto: la scena di apertura per esempio, dove un mostro lupo-orso la cui gestualità’ rimanda ad un modus della Commedia dell’Arte, offre la pizza agli spettatori strizzando virtualmente l’occhio quasi a promettere che non ci verrà fatto del male.

Dopo un’introduzione vagamente Shakesperiana ma cantata (in Tedesco) dal bravo baritono Benoit Pitre (ma è un po’ riduttivo confinarlo a quel ruolo visti gli altri talenti messi con competenza – e prendendo generosamente qualche rischio- al servizio del totale) dalla notevole presenza scenica, che ci accompagnerà poi come Caronte, entra il ‘Cane’.

Il Cane è interpretato da Michela Lucenti.

E qui c’è molto da dire: Michela Lucenti è una performer a tutto tondo che gestisce le discipline della danza e del canto magistralmente ed offre grande solidità’ dal punto di vista attoriale.

La sua prima entrata in scena è potente e crea un effetto di straniamento grazie ad una sequenza di danza a metà fra butoh e tip tap: una versione onnivora del movimento come onnivoro dev’essere chi, ai margini della società’, vuole e deve pur sopravvivere.

‘La nostra testa di cane non è cronologica’ dice il Cane, anticipando così momenti di autocritica verso la propria razza (‘Sei un fricchettone’ dirà più avanti ad ‘uno dei suoi’).

Seguono poi diversi personaggi, bellissima l’ entrata in scena della ‘vecchia’, una brava Ambra Chiarello (in doppio ruolo) che offre qui una poetica surrealista (anche nella canzone) più tardi purtroppo soffocata dalla richiesta di una comicità stereotipata che anziché far approfondire la figura archetipica ne confina il personaggio ad un cliché’.

Bravissimo l’interprete del vecchio calvo e belle le immagini di offerte da questo giovanissimo street dancer (Fabio Bergoglio) poetico anche senza la maschera, forse timido nella recitazione che invece è piena di grazia, se mi si passa l’espressione per uno spettacolo dove l’immagine punk la fa spesso e ovviamente da padrona.

Perfetto, nel focus, nel movimento, nella rappresentazione dell’errore, della follia militare (umana), nel peso consapevole che ha all’interno dell’arco narrativo e nella misura di se’ Maurizio Camilli (uno dei fondatori della compagnia Balletto Civile) a cui è (auto?) assegnato il ruolo del detentore dell’ironia, lontano dalle battute facili e sempre dentro all’azione sia essa scenica o mentale: chapeau.

Deliziosa, surreale e disturbante, sempre sul filo del rasoio la sua scena sulla marmellata sovversiva.

Vecchi, punk, fricchettoni, cani, emarginati, beoni, menestrelli, hip hop dancer, e il contrappunto meta teatrale del baritono-poliziotto che mostra un dietro le quinte dove la regia offre anche autocritica ma verso la macchina dello spettacolo più’ che verso il personaggio del poliziotto, ancora grazie al secondo personaggio interpretato dalla Chiarello in veste, come dire ‘ tv-blonde’: un grande circo della vita in emergenza che si muove costantemente, urla, danza, canta, impone, sfugge o tenta la fuga, muore.

Complimenti a tutti i generosi interpreti ed alla poliedrica Michela Lucenti per la sua outstanding performance, l’energia e l’aver messo su uno spettacolo su un tema così attuale. La sua presenza in scena non smette di stupire fino alla intensa e poetica scena finale in duetto con il baritono in un’ incredibilmente bella la canzone, e la scena dove il poliziotto cerca di ‘assimilarla’ (Borg..) e molto forte l’immagine del cane con museruola e berretto da poliziotto.

Ottimo il lavoro del compositore, Michael Emanuel Bauer, che si sposa perfettamente nella texture associativa della trama generale.

Moltissime quindi le belle immagini e le belle scene, moltissimo il materiale, dall’Opera alle parti recitate, a scene di fondo con propria identità che supera la necessità di una texture scenica e basta, musica dal vivo (grandissimo Florian Bergmann (Alt Saxofone e Bass Clarinett) solido come una roccia e libero come un uccello ed il suo collega Alberto Cavenati

(chitarra e un magnifico solo finale con la Lucenti) in una regia a tratti magica, poggiata volutamente sul lavoro corale ed su un linguaggio associativo ma che dal materiale rischia di essere soffocata e che se quindi rinunciasse allo slap stick e prediligesse l’ironia o le situazioni surreali potrebbe senz’altro allegare il proprio target ad un più’ vasto pubblico.

 

Sara Ercoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Posted on by Ruth in Cultura, Danza, musica, Opera, Società, Teatro

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