La mia maratona a Berlino

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28 settembre 2015: ieri ho corso, insieme a 40 000 altre persone, venute da tutto il mondo, la quarantaduesima maratona di Berlino. Certo, il dolore alle gambe e una sotterranea euforia stanno lì a ricordarmi che effettivamente l’ho corsa; ma la domanda che mi gira in testa è: come ho fatto? Come ho fatto a correre tutti quegli interminabili 42,195 km? Come ho fatto a correrli per la terza volta, sapendo quanta fatica e quanto dolore costano?

Sono una smemorata: il mio corpo e la mia mente dimenticano il dolore, per cui, all’approssimarsi dell’evento, l’emozione che si impossessa di me è l’attesa di una felicità che saprò condivisa con tutti quelli che correranno con me -compresa mia sorella, con la quale condivido l’insana passione per la corsa, e per le sfide impossibili.

E poi la maratona di Berlino è un’esperienza “totale”, che può essere vissuta integralmente a più livelli: c’è, naturalmente, l’evento mediatico che occupa molti giorni precedenti alla gara e che è fatto di grandi esposizioni (come quella di Tempelhof, l’antico aeroporto di Berlino, che ha accolto i maratoneti e migliaia di curiosi con padiglioni dedicati alla corsa e al fitness: ne abbiamo parlato qui) ed attività -tra cui la “Bambinilauf”-; c’è poi il clima festoso della città che è straordinariamente disposta a mettere a proprio agio i corridori: va detto che il percorso è costellato di stazioni di ristoro ricche ed efficienti, a cui partecipano volontari di ogni sesso ed età; c’è quel clima particolare che si respira tra chi condivide la stessa follia (diciamolo: correre 42 km è un po’ una follia!), fatto di solidale e complice libertà di essere quel che si è, senza giudizio alcuno.

Io sono una maratoneta poco tecnica e molto emotiva: corro per sentire nel movimento del corpo la libertà della mia mente, corro per sfidare e superare i miei limiti; soprattutto corro la maratona di Berlino perché posso farlo insieme a mia sorella (che a Berlino ci vive oramai da più di vent’anni) e perché il tedesco ha, per indicare la corsa, una parola -“Lauf”- che è diversa dall’internazionale “run” e che associa la corsa al “corso” della vita: per chi, come me, crede alla magia nelle parole, sapere che mentre corro “scorro” nella mia vita, mi dà una forza che è grande quanto un serio allenamento (e non intendo ovviamente sottovalutare la fondamentale importanza di un buon allenamento).

E per concludere: vale la pena arrivare fino in fondo perchè é vero che la maratona è un’esperienza solitaria (può sembrare strano a dirsi, visto il numero dei partecipanti e degli spettatori) che si può condurre a termine solo se si crede nelle proprie forze e ad esse si attinge anche quando sembra siano esaurite; ma è vero che quelle forze si rinnovano grazie al tifo costante e sfegatato della città che, per un giorno, si trasferisce sui marciapiedi delle vie e prende letteralmente per mano gli altleti e li nutre: con acqua, tè, gatorade, banane e mele, calore e musica e danze e un entusiasmo che, alla lettera, riempie ogni partecipante di una grazia che vince ogni dolore.

Per chi avesse bisogno di idee e motivazioni per cominciare la meravigliosa esperienza del correre ( a Berlino) vi invito a leggere questo articolo. Per chi invece gioca col pensiero di iscriversi alla maratona di Berlino del 2016 vi ricordo che le iscrizioni sono dal 19 Ottobre al 1 Novembre, il costo é di 98 euro e visto che il numero di richieste supera il numero di posti, i partecipanti verranno estratti a sorte. Qui il regolamento.

Posted on by Giulietta in Cultura, Curiosità, Feste e eventi, Quartieri, Società, Sport, Varie

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