Il muro di Berlino. Il prezzo della libertà.

È con molto piacere che pubblico una riflessione di Alessandra Rago. Proprio nel fine settimana in cui Berlino viene giovialmente invasa da maratoneti di tutto il mondo e in cui il traguardo e il tragitto tagliano più volte il fantasma del vecchio muro. Ruth

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La storia é una fonte inesauribile di insegnamenti. Un’enciclopedia cui fare sempre riferimento.

Le nuove generazioni, abituate a guardare con occhi avidi il futuro e solo tutto ciò che considerano social o smart, potrebbero affermare, guardando questa foto: “ Spoglia, scarna, priva di qualsiasi grandezza e passata”.
In realtà, s’intravede

un’innocua linea di mattoncini, quasi esornativi, che spezza il grigiore del nudo asfalto e che divide la “mia bella” in due spicchi, come fosse la trovata di un grande architetto o di un eccentrico designer.
Pensare, invece, cosa abbia potuto significare, dopo le catastrofi di una guerra che ha letteralmente distrutto e raso al suolo la città, vedersi amputare anche una parte di vita, una parte del proprio essere: é un qualcosa di avvilente.

Parlo del “ muro di Berlino” (13 agosto 1961/9 novembre 1989), denominato anche “antifaschistischer Schutzwall”: barriera di protezione antifascista. Esso fu costruito allo scopo di impedire la libera circolazione delle persone tra Berlino Ovest, e il territorio della Germania Est. Fu poi considerato il simbolo della cortina di ferro, ossia la linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica durante la guerra fredda.

Cerco di immaginare con gli occhi di coloro che hanno vissuto la guerra, di coloro che hanno assistito alla costruzione del muro e al suo significato letterale e simbolico, e penso: “Come mi sentirei se mi dicessero che non posso più lavorare perché il mio ufficio é nella parte sbagliata? o che non posso più vedere i miei amici perché un muro di cemento, in uno stupido gioco di egemonie e di potere, ci ha divisi e me lo proibisce? E ancora, come mi sentirei se mi dicessero che i posti che amo, le persone che amo, non sono più raggiungibili?

ecco…

Mi sentirei come un essere umano privato della sua libertà, della sua essenza stessa di uomo, privato del suo essere superiore alle bestie.
Mi chiedo: quanti innocenti sono morti nel tentativo di oltrepassarlo? Quante lacrime di disperazione hanno rigato volti, bagnato mani, solcato il suolo, come macigni.
Nella storia dei grandi, nelle grandi guerre di potere, a pagare sono sempre i popoli, I singoli, i deboli.

Allora, resto un po’ a guardare il suolo prima da un lato, poi faccio un saltino e sono dall’altro, mi giro e riguardo, poi volgo gli occhi al cielo…. un cielo particolarmente grigio: é già autunno… e penso che il cielo é sempre uguale per tutti ma che la FREIHEIT, la libertá, consiste nel decidere da sé, da quale parte osservare quel cielo, est o ovest, nord o sud che sia.

Ringrazio i nostri avi, per la liberta lasciataci in eredità.

Alessandra Rago

 

Posted on by Ruth in Cultura, Curiosità, Quartieri, Società, Varie

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