Alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino prima assoluta della 2. produzione dell’opera Lezioni di Tenebra di Lucia Ronchetti

 

Buongiorno a tutti, cavalchiamo leggermente questo Gennaio con temperature sopportabili e cielo sul grigio con sprazzi di azzurro. Niente neve quest’anno per il momento.Sono molto contenta di postare un articolo  su Lucia Ronchetti, la prima donna compositrice presente con una opera nel programma della Staatsoper di Berlino. Buona lettura! Se qualche lettore  é interessato posso fargli avere un biglietto ridotto. Fatemi sapere!Ruth

 Lucia Ronchetti-Lezioni di tenebra (@stefano corso)

 Foto di Stefano Corso

“Lezioni di Tenebra”, opera da camera di Lucia Ronchetti dal Giasone di Francesco Cavalli

il 30 gennaio 2014 alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino ci sarà la prima assoluta della seconda produzione dell’opera.

L’opera è stata commissionata ed allestita nel 2010 dal Konzerthaus di Berlino in co-produzione con Musica per Roma,  Biennale Salzburg, Herrenhausen Arts Festival Festival Hannover.

Radio tre ha trasmesso in diretta la performance a Roma l’8 marzo 2010

Un altra opera da camera di Lucia Ronchetti, “Last desire” è già stata presentata dalla Staatsoper di Berlino nella stagione 2010-2011

Lucia Ronchetti è la prima donna compositrice presente con una opera nel programma della Staatsoper di Berlino.

 Il 5 Febbraio 2014 ad Heidelberg, riceverà il premio internazionale Kunstlerinnenpreis dedicato alle compositrici donne che hanno ottenuto successo e riconoscimento con il loro lavoro.

http://www.staatsoper-berlin.de/de_DE/repertoire/lezioni-di-tenebra.946409

www.luciaronchetti.com

Cast della nuova produzione della Staatsoper Berlin
Olivia Stahm, Soprano (nei ruoli di Medea, Egeo & Demo)

Daniel Gloger, Controtenore (nei ruoli di Giasone, Oreste & Isifile)

Quartetto vocale (Besso & Coro degli spiriti)

Martin Gerke, Sonia Grané, Lena Haselmann, Christian Oldenburg

Solisti della Stadtkappelle Staatsoper Berlin

Max Renne Direzione musicale

Reyna Brums Regia
Stephan von Wedel  Scene, luci e costumi
Jens Schrott,  Drammaturgia

Isabel Ostermann  Direzione della produzione

 Presentazione

Lezioni di Tenebra è uno studio sulle metafore del buio e della cecità, basato sulla versione del mito di Giasone elaborata da Giacinto Andrea Cicognini per Francesco Cavalli nel 1649.

La volontaria rinuncia al contatto visivo di Giasone e Medea, i loro incontri nell’ombra,  il loro amarsi senza riconoscersi, il loro parlarsi senza comprendersi e la cecità del destino che li attende, sono l’oggetto della rivisitazione drammaturgica e musicale.

Il lavoro è concepito come un’analisi compositiva del Giasone di Cavalli, con l’intento di sottolineare ed amplificare la tensione drammaturgica e la complessità della trama creata da Cicognini. Frammenti dall’originale di Cavalli sono riproposti in forma di citazione e libera rielaborazione, intercalati da parti autonome, basate su un’ideale rappresentazione acustica del buio quale condizione ineludibile della realtà umana.

I principali personaggi del Giasone sono identificati nell’opera composta da Francesco Cavalli attraverso una raffinata utilizzazione di diversi stili vocali, un differente timing della comunicazione vocale e una specifica organizzazione delle sequenze armoniche.

Il risultato è un teatro sonoro costituito da impronte timbriche molto definite, dove l’organizzazione musicale chiarifica le tensioni drammatiche e la progressione dell’intreccio testuale, quasi sostituendosi agli aspetti visivi.

Questo ha suggerito la riduzione minimalista a due sole voci soliste che danno vita  ai diversi personaggi avvolti dalla tenebra dalla quale tentano costantemente di emergere: un’intera galassia di personaggi assorbiti e concentrati nella tensione di un dialogo passionale e drammatico tra due persone sole in una camera buia.

 


Lucia Ronchetti-Lezioni di tenebra2 (@stefano corso)

Foto di Stefano Corso

 

Intervista alla compositrice Lucia Ronchetti (Arno Lucker)

La sua nuova opera musicale, Lezioni di tenebra, è basata sulla celebre opera di Francesco Cavalli Il Giasone. Com’è nata l’idea di questo progetto?

Il Giasone è una delle opere più interessanti del repertorio italiano, da sempre oggetto della mia analisi. In questa partitura il “dramma” è soprattutto rappresentato  attraverso conflitti musicali; la drammaturgia è basata sul contrappunto tra diversi stili vocali, precisamente definiti per ogni carattere e la fabula sembra essere un’ombra che sottende la rappresentazione musicale.

Il testo stesso di Cicognini é piuttosto la dimostrazione di una tesi concettuale che il racconto di un’azione e la tesi sembra essere che la volontaria cecità della coppia Giasone-Medea, il loro incontrarsi solo nel buio senza riconoscersi costituiva l’unica chance che avessero, data la cecità dell’essere umano e l’oscurità del destino che li attende. Il drammatico epilogo ne è poi una prova: una lezione sull’opacità della comunicazione, specialmente tra due persone che si amano.

Perché crede che un’opera del 1649 possa essere interessante nel contesto della nuova musica?

Credo che la sperimentalità del trattamento della voce nell’opera barocca e l’amplificazione della spettacolarità attraverso la musica siano una miniera inesplorata. I principali personaggi nel Giasone sono identificati da Cavalli atttraverso la definizione di uno stile vocale peculiare, una diversa temporalità della comunicazione ed una specifica organizzazione delle sequenze armoniche. Il risultato è un teatro di impronte timbriche, un fermento di differenziate ed estreme idee compositive che chiarificano la drammaturgia e la trama. Ogni personaggio è come una scultura sonora che non può non essere identificata anche quando la complessità labirintica dell’intreccio genera dubbi ed potenziali errori.

Nel libretto di Cicognini, ogni personaggio agisce condizionato da forme diverse di cecità, sempre avendo dubbi nel riconoscere gli altri o addirittura se stesso. La musica di Cavalli invece lo identifica e lo fissa. Anche la struttura temporale è il frutto di una diversa prospettiva tra testo e musica. Il libretto di Cicognini è pieno di riferimenti retrospettivi e prospettici, guarda nel passato mitologico e scruta nell’insondabilità del futuro; mentre Cavalli crea una sorta di “presente assoluto” con una musica scultorea e sensibile, che tende a presentare il personaggio nell’immediatezza dell’istante reale in cui parla e sente.  Questo “presente composto” neutralizza la trama e forza la rap-presentazione, la iper-presentazione di ogni personaggio. L’Opus compositum attiva la fabula. Un miracolo accaduto raramente nella storia dell’opera.

Può descriverci il modo in cui ha elaborato la composizione di Cavalli?

Tutti i ruoli principali, indipendentemente dal genere, sono assegnati a due soli cantanti. Il controtenore interpreta i personaggi più fragili e sensibili, Giasone, Isifile e Oreste, mentre alla soprano sono affidati i ruoli dei protagonisti più irascibili, alteri e buffoneschi: Medea, Egeo e Demo.

La riduzione del cast a due soli timbri vocali, nell’oscurità della messa in scena, sottolinea il gioco drammatico della incomunicabilità, inconprensione e dubitosa ricerca dei diversi personaggi: una intera galassia di voci ed eventi, dubbi, inganni, attrese e speranze concentrati nella tensione di un duo.

Considero la mia revisione come un’analisi volta a studiare l’abilità di Cavalli nel dare voce a sentimenti antitetici nei concertati, usando materiali estremamente contrastanti. La simultaneità dell’eterogeneo, la pluralità, l’intermittenza di differenti ideee compositive è anche attiva quando un personaggio è solo. La successione di arie brevi e contrastanti genera un senso di disordine nell’ascoltatore e questo disordine diventa spettacolare, musicalmente spettacolare, in modo assai appropriato per un libretto che parla della impossibilità di comunicare.

Ho selezionato dall’originale le parti più estreme nell’ottica della fatale incomprensione tra i protagonisti e ne ho ricomposto lo scenario sonoro evocato dalla musica di  Cavalli e dal testo di Cicognini. Se esiste un legame tra l’impronta timbrica generata da una parola e dal suo significato, Cicognini e Cavalli hanno realizzato questo miraggio, creando aree di massima omogeneità tra le varie anime della parola: ritmo, timbro e specifico andamento. La parola diventa un motore concettuale che genera e determina la melodia.

I ritardi, le attese e i tagli che ho imposto all’originale sono anche ispirati dalla “verticalità”  presentata da Cavalli e Cicognini. A partire dagli Dei si cade in basso verso la terra, nell’oscurità del sottosuolo e nella profondità del mare (Medea, Demo ed Egeo per ben tre volte parlano dalle acque senza essere visti)„per l’incognite vie del basso mondo, nell’incerto oscurissimo cammino“ dice Cicognini.

Quando scrive un’opera per il teatro musicale ha in mente determinate soluzioni per ciò che riguarda le scene o le luci?

La dimensione visiva di un’opera è qualcosa che si forma molto lentamente durante il lavoro compositivo: procedo a tentoni, come un cieco, e solo immaginando l’aspetto sonoro riesco progressivamente a visualizzare una possibile messa in scena. Questo è uno dei motivi per cui ho sempre molto ammirato l’aria di Giasone: “Toccar con gl’occhi e rimirar col tatto” e il concetto di cecità attiva che ne deriva. Nel corso della composizione cerco di disegnare un paesaggio puramente musicale, sperando che il regista realizzi poi il procedimento inverso, forzando la sua realizzazione visiva all’interno del campo sonoro.

In Lezioni di tenebra questa tendenza è esasperata, dato che la drammaturgia è basata sulla impossibile visualizzazione della realtà. Tutto è in forma di teoscopia(il guardare da dietro un muro), un escamotage dell’opera barocca per raccontare quello che non è visibile in scena. La presenza scenica dei personaggi non è mai coincidente con la loro assoluta presenza. Ogni apparizione è meditativa. Sono sempre i fantami di se stessi. Qui il regista è in qualche modo chiamato a rappresentare l’invisibilità.

 

Posted on by Ruth in Concerti, Cultura, musica, Opera, Società

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