Collettivo AKR al Theaterkapelle di Berlino

Grazie Raffaella per questa recensione! Buona giornata di sole caldissimo a tutti! Andata a farvi una nuotata notturna allo Schlachtensee! ( dopo averci corso intorno per 5 km, si intende ) Ruth

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Ci troviamo al theaterkapelle di Berlino, chiesetta sconsacrata, adiacente al cimitero, siamo subito invasi da una pienezza mistica tipica delle rappresentazioni medioevali che ponevano proprio in ambienti ecclesiastici le prime basi del loro sviluppo.

Un odore d’incenso si diffonde nell’ aria, le mani automaticamente si giungono simulando una preghiera e gli occhi, in continua ricerca di qualche figura iconografica , si scontrano con uno scenario spoglio e funereo.

Il silenzio viene improvvisamente spezzato dal suono di una radio a forma di papera Compaiono da una botola i due attori (Maria Laura de Bardi e Pasquale Passaretti ) coperti da una maschera, che si muovono claustrofobicamente sul palco fin quando la caduta rumorosa di un sacco pieno di indumenti, allarga i luoghi mentali e di conseguenza lo spazio scenico.

Lo spettatore infatti arriva a coprirsi gli occhi durante lo scaraventare di pietre tirate da un uomo che subito riconosciamo come Carlo Giuliani, come per proteggersi da una realtà lanciata addosso che valica la struttura delimitata dell’ altare e si sposta nel luogo di fruizione.

Siamo nel ventre della trilogia del dolore, opera incentrata sul mito di Antigone che si arrampica come edera bastarda sui muri del tempo, attraversando epoche differenti.

Trasgressiva come la Salomè di Wilde, che ossessivamente chiede la testa di Iokaanan, Antigone è però portatrice nella sua ribellione di valori profondi, quelli che le leggi scritte non possono contrastare.

Individuo contro lo stato, fiera delle proprie idee, ma soprattutto mente che sceglie, che spezza le catene da quelle regole che legano l’ essere al presente dove l’ odio diventa cancro del mondo dei vivi lasciandoli senza la licenza di amare.

In post (ultimo capitolo della trilogia) si presenta la fase ormai di normalizzazione, data dallo sradicamento dalla società contemporanea, il vincolo di sangue incestuoso che non può essere sciolto, l’ Edipo che marchia la sua discendenza con il peccato non voluto e infetta il sangue innocente nonostante l’ uomo , proprio come Antigone fatichi a perdere il proprio senso di purezza.

Catapultati nell’altro mondo, quello ricercato dall’eroina che trova la sua forza tra i morti, sbarchiamo in questo teatro che lentamente si impossessa di nuovi luoghi, per colonizzare lo spazio non più contenitore ma parte dell’opera stessa.

L’ottima manipolazione creativa del suono e delle luci realizzano l’ utopia wagneriana della Gesamtkunstwerk , opera d’ arte intesa in senso totale, libera dai vincoli e canoni del teatro classico. Gli intermezzi elettronici di Riccardo Cocozza e Domenico Catano così amplificano lo stato di inquietudine e angoscia mentre le luci curate da Joe Fish si estendono lentamente a tutti i locali del complesso architettonico in una continua intermittenza di chiarore e oscurità .Nella chiacchierata piacevole portata avanti prima e dopo lo spettacolo è lui stesso a sottolineare la voglia di curare in futuro anche gli esterni per rilevare forme e creare atmosfera ancor prima di entrare nella sala .

Vi invito a seguire il collettivo nelle prossime date che si terranno in Italia dopo una pausa estiva o a rivedere lo spettacolo che certamente assume forme diverse a seconda del luogo di rappresentazione dove l’ anima degli attori sembra plasmarsi attraverso gli occhi del pubblico , rompendo la quarta parete … scagliandosi addosso come pietre di rivolta.

 

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Posted on by Ruth in Cultura, Feste e eventi, Teatro

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