A spasso per Tempelhof ( vecchio aeroporto di Berlino)

Ormai per noi é diventata un’abitudine: ogni fine settimana ci si ritrova al vecchio aeroporto di Tempelhof dove i miei figli si scatenano a giocare a calcio, ad imparare ad andare in bicicletta, io stessa mi diletto sui pattini, si fa un pic-nic e chi piú ne ha piú ne metta. La settimana scorsa era presente anche mio padre, che ha giá scritto un paio di articoli per questo blog. E che oggi ce ne regala un altro, bello ma malinconico. Buona lettura!

IMG_0275


Nelle mie frequenti visite a Berlino ho avuto l’occasione , domenica scorsa, di scoprire i cambiamenti dell’aeroporto di Tempelhof in cui avevo avuto l’occasione, anni fa, di sbarcare. Ero restato impressionato dalla monumentalità degli edifici in perfetto stile Novecento, perfettamente coerenti con la coeva architettura piacentiniana dell’EUR della Sapienza a Roma.

Mi attraeva anche la funzione che ha avuto nell’immediato dopoguerra questo aeroporto per la sopravvivenza di Berlino Ovest, completamente isolata del resto del mondo, avvolta, circoscritta, soffocata da Berlino Est e da tutto il territorio della Repubblica Democratica di Pankow.

Ho sempre percepito l’affetto dei Berlinesi per questo aeroporto, affetto dovuto sicuramente dalla gratitudine, dalla consapevolezza che, se i Berlinesi sono sopravvissuti alla tragedia della guerra e del dopoguerra, lo devono solo alla funzionalità dell’aeroporto che ha fornito ai Berlinesi tutto ció che serviva per le esigenze più elementari di vita.

Recentemente Tempelhof ha cessato la sua funzione di aeroporto ed é stato utilizzato come spazio per il tempo libero dei Berlinesi: bambini, ragazzi, giovani, famiglie, amici, gruppi, trovano spazi enormi, aree attrezzate, servizi funzionanti e puliti, personale intelligentemente e allegramente disposto a venire incontro a tutte le esigenze.

Mi ha colpito vedere pattinatori di tutte le età che sfrecciavano sulle piste di atterraggio con evidente soddisfazione, persone anziane che si rilassavano sulle sdraio messe a disposizione godendo di un bel sole primaverile, gruppi che facevano pic-nic, bambini che giocavano accanite partite di pallone, compagni di classe che si trovavano per celebrare la festa di qualcuno di loro, innamorati che trovavano uno spazio per i loro colloqui sussurrati, lontani da occhi e orecchie indiscreti.

Ma nello stesso tempo mi é venuta una tremenda malinconia a pensare di quante aree romane che non sono più funzionali e giacciono nell’abbandono e nel degrado, senza un progetto di ri-vitalizzazione, senza interventi che servirebbero a rendere più piacevole, più vivibile una cittá come Roma, soffocata dal traffico, dal rumore, dalla nevrosi che contagia tutti, dai bambini ai vecchi.

Chi conosce Roma sa perfettamente a cosa mi riferisco: le enormi caserme del quartiere Prati in via delle Milizie, in via Giulio Cesare, i vecchi Mercati Generali di Viale Ostiense che potrebbero costituire un polmone vitale per un quartiere sovraffollato e senza spazi per i bambini.

Questi sono solo esempi, ma i casi, grandi e piccoli, sono infiniti.

I progetti non mancano, da decenni, ma restano progetti, tendono a non trasformarsi mai in fatti, in realtà che farebbero rinascere e rifiorire un quartiere.

Perché?

Perché nel giro di pochi mesi l’aeroporto di Tempelhof é diventato una splendida struttura attrezzata in cui possono trovare spazi migliaia e migliaia di persone mentre le strutture militari e mercantili di Roma non riescono a vivere una seconda esistenza di pace e di gioia?

Posted on by Ruth in Curiosità, Quartieri, Varie

5 Responses to A spasso per Tempelhof ( vecchio aeroporto di Berlino)

  1. eko

    …mi ritrovo in ogni parola per aver vissuto intensamente (o almeno così mi pare) la città di Roma..o forse è lei stessa che mi ha risucchiata, piacevolmente o no.
    ci ho vissuto precisamente 4 anni e mezzo: tempo utile per capire tutto, vivere sulla propria pelle i contrasti insanabili di un Paese intero…
    già, perchè i progetti ci sono e solo sulla carta?
    ce lo saremo chiesto mille volte perchè all’intelligente progettualità non si dia spazio…e perchè invece vadano avanti cose che magari lasciano il tempo che trovano.
    sono rimasta tante volte scontenta..e piu passavano i mesi e piu aumentava il mio disagio. sarà uno stato mentale, il mio, ampiamente condiviso?
    non abbiamo smesso all’improvviso di lottare. ci siamo resi conto dell’impossibilità di fare, progettare, muoverci, sognare a lungo termine.
    sono in pianta stabile da 5 giorni a berlino. piena di cose da fare, magari dubbi, piccole paure ma con una fiducia inesauribile in me stessa…forse qui mi basterà questo..

  2. Elena

    Ciao Ruth, come posso contattarti direttamente? Si tratta del Berlin Festival 2011

  3. Luigimario Peretti

    …martedì 27 settembre, mio secondo giorno berlinese dopo 10 lunghi anni di assenza, godo nel conoscere questo nuovo spazio pubblico, la pioggia mi aveva completamente bagnato, ma il clima mite mi dava agio di camminare nell’immensità di quest’area ammirando l’architettura che la corona. Berlino ritrovata, città amata e da amare sempre più. A novembre torno e il Tempelhof sarà la prima meta di saluto… Un grazie alla saggezza degli Amministratori…

  4. ANTONELLO

    Ciao, sono uno studente di Architettura alle prese con un progetto che ha come scopo quello di inserire uno Skyscraper in una delle capitali del globo. La mia scelta è ricaduta sull’Europa e in seguito il mio radar si è fermato su Berlino! La prima fase dell’attività di progetto richiede un Profilo della città ed un meno immeidato “Modo di abitare” dei suoi cittadini. Devo dire che la lettura pragmatica che viene proposta in questo sito, è quanto di meglio si possa immaginare per avere un quadro primario della città e dei suoi abitanti. Non credo di sbagliare, quindi, se faccio qui una domanda alla quale sono sicuro di trovare una risposta molto importante: Un Grattacielo a Tempelhof? Mi spiego, Berlino è sicuramente una città Resiliente, cioè rinata dalle sue ceneri (The Resilient City: How Modern Cities Recover from Disaster –
    Lawrence J. Vale, Thomas J. Campanella). Quello che non ho ancora ben chiaro è il “recupero della memoria” e come questa viene vissuta dai Berlinesi. Mi pare di aver capito che Tempelhof non abbia propriamente una identità, come accade per gli altri distretti della città, o meglio, non celebra la sua storia…se non restando immobile con il suo aereoporto ricco di storia. Mi chiedo se si possa pensare di recuperare la memoria dei rosinenbomber sulla scia dei cambiamenti che hanno visto cme protagonista ad esempio Mitte e le sue nuove architetture. Un grattacielo è di per se un oggetto con un forte impatto visivo, ha però una forte carica monumentale. Come potrebbe rispondere la popolazione di Berlino ad una presenza così forte, ma progettata per celebrare il Ponte aereo e la sua storia? Grazie :-)

  5. eko

    wow che bel progetto…

Add a Comment