Lettera aperta ai nostri governanti italiani: i motivi per cui me ne sono andato ( e non torno)

fuga-dei-cervelli

Negli ultimi giorni mi é stato chiesto da tre differenti giornalisti di parlare di questa nuova emigrazione di italiani ( cervelli e non) a Berlino. Per prepararmi meglio ho chiesto a diverse persone di mandarmi un’email che riassumesse i motivi per cui se ne sono andati o se ne stanno per andare dal nostro Bel Paese e i motivi per cui non hanno intenzione di farvi ritorno.

Ne é uscito fuori il documento che pubblico oggi, una fotografia istantanea dell’Italia malata  di oggi che toglie ai giovani ogni speranza di cambiare qualcosa e che li costringe ad andarsene. Leggendo alcune email mi sono venute le lacrime agli occhi. Io ormai sono 18 anni che me ne sono andata, ho avuto la grande fortuna di non dover assistere in prima persona a tanti processi di corruzione e nepotismo, che avrebbero fatto di me sicuramente un’altra persona. Ma col mio lavoro di oggi  ( le case per gli Italiani )  e attraverso questo blog vengo confrontata tutti i giorni con questa realtá italiana, e bisogna ammettere che la situazione é veramente preoccupante. Non é la classica emigrazione italiana quella a cui stiamo assistendo. È la vera e propria fuga dei cervelli di cui si é tanto giá parlato e che viene riassunto nel Manifesto degli Espatriati che vi prego di andare a leggere e sottoscrivere qui se siete d’accordo: http://manifestoespatriati.wordpress.com/

É “Un Manifesto di denuncia di tutto ciò che in Italia non funziona, impedendo ai giovani di emergere: dai processi selettivi carenti alla gerontocrazia e raccomandazione imperanti, dal Welfare State inesistente per i giovani al ricambio generazionale mancato. Il “Manifesto” mette nero su bianco le cause dell’espatrio di centinaia di migliaia di giovani italiani. Brillanti, ma senza gli “agganci” giusti. (cit.)”

Segue la raccolta di emails, buona lettura ( e buona Domenica).


Claudio Mellone, ingegnere

Vorrei essere qui da più tempo per avere più esperienze tedesche da raccontare. Non ho ancora trovato un lavoro ma per un ingegnere ci sono ottime possibilità, bisogna solo avere un po’ di pazienza. Per adesso posso solo dire che non potevo fare scelta migliore.In Italia ho lavorato un paio di anni, e sono stati anni di stenti. Prima in una azienda, piccola e improvvisata, che si occupava di fotovoltaico. Là ho imparato che la serietà sul lavoro e la programmazione dello stesso sono valori non richiesti. Si viveva alla giornata in un pollaio dove mancava un direttore che tirasse le fila e dove tutti facevano tutto ma non combinavano niente. Si perdevano clienti a bizzeffe e si navigava a vista.

Poi ho provato l’azienda medio-grande. Ho visto manager imbecilli e impreparati, gente assunta perché raccomandata, megadirettori galattici dal passo pesante. Si lavorava tanto ma si sprecava anche tanto tempo. Di molte persone, là dentro, non ho mai capito i compiti effettivi e forse non lo sapevano neanche loro. Eravamo in 4 a tirare la carretta, gli altri zavorra.

Per ultima ho provato la libera professione nel campo dell’edilizia romana. PEGGIO CHE MAI! Un sottobosco di gente meschina che raschia il barile come i sorci, gente che per due soldi venderebbe la madre, approfittatori e scalzacani come pochi. Approssimativi, pessimi artigiani, idealisti del “tiriamo a campa'”. Una generazione di vecchi che ha rovinato impunemente la meravigliosa campagna di Roma e non pagherà mai per questo.

In Italia ho lasciato impreparazione, scarsa professionalità, nessuna serietà, un profondo senso di fatalismo e in generale un mondo di poveracci che ha perso qualsiasi forma di decoro, onore, stima. È un tutti contro tutti generalizzato, una triste e monotona guerra tra poveri: esattamente come i capponi di Renzo.

In Germania cerco (con ottime probabilità di trovarlo) tutto il contrario. Cerco anche l’ideale di “fare un lavoro fatto bene” e non tirato via.

Federico Fantini,management consultant nell’area dello sport e project developer,

sposato con un medico, tre figli che frequentano la Scuola Germanica a Milano, ha deciso di trasferire la propria famiglia a Berlino, dove ha recentemente trovato casa tra Schonenberg e Wilmersdorf, uno dei quartieri più tradizionali della Berlino Ovest, nel “Kietz” di Viktoria Luise Platz.Perchè traslocare a Berlino? Sostanzialmente per tre ragioni: esistenziali, economiche e di prospettiva futura

Esistenziali perchè questa è un’Italia che non condivido più in gran parte, in cui si è persa l’attrattività culturale, il senso di resposabilità civile, la capacità di guardare oltre il proprio interesse particolare.

In cui il degrado sociale e valoriale è sotto gli occhi di tutti. Un Paese che non è stato in grado negli ultimi vent’anni di prendere il treno per entare nella contemporaneità del XXI secolo ed oggi rimane indietro in tutti i settori strategici.

Un Paese in più, e una città Milano in particolare, dove si è perso il senso del corretto rapporto dei costi e della qualità dei servizi, dove le case costano troppo (con quello che ho speso a Berlino, in una zona equivalente a Milano, forse avrei comprato un box…), la spesa costa troppo (28% in meno sulla stessa lista di prodotti comprata ad ottobre all’Esselunga…), i trasporti costano troppo a fronte di servizi oggettivamente scarsi (9 linee di metro e 12 di S-bahn a 1, 50 contro 3 linee di metro a 1 euro…) e gestiti in modo inefficiente. Il tutto condito da una burocrazia corrotta che non lascia respiro a chi vuole innovare, intraprendere, creare.

Voglio cercare di dare una prospettiva futura ai miei tre figli, che possano respirare l’aria (più pulita) in una città dove si percepisce una visione del futuro, la volontà di fare da catalizzatore di forze e dinamiche virtuose, all’avanguardia nei settori strategici che guideranno l’evoluzione delle economie e delle società non solo europee nei prossimi venti anni. Berlino è destinata, si è destinata, a diventare una delle grandi metropoli-magnete del Pianeta, capitale aperta, tollerante e dinamica della più forte economia del mondo. Sono convinto che in questo “humus” i miei figli possano trovare più stimoli e certezze per il loro futuro, che sarà quanto mai complicato comunque.

Non è un addio, il nostro all’Italia. I legami rimangono e rimarranno. Berlino è solo a 100minuti di aereo da Malpensa e mi costa meno andare da Berlino a Venezia in aereo che in auto (e ci metto meno…).

Nella vita mai dire mai. Ma adesso e’ Berlino, per noi, la prossima stazione

Mirko Vacca

Da parte mia è solo un esperienza di lavoro e nient’altro..sarà la prima tappa di tanti altri paesi..l’obbiettivo è di rimanere almeno 2 anni poi si vedrà..magari alla fine ci rimarrò per tutta la vita,chissà..Ho iniziato con Berlino  per il semplice motivo che è accessibile economicamente..

Valeria, lauerata in filosofia

Non sono un cervello in fuga, sono scappata dall’italia perchè sapevo che lì per una laureata in filosofia non c ‘era posto, qualsiasi cosa avessi voluto fare. Ho seguito un corso, dopo la laurea, per diventare insegnante di italiano a stranieri, ma, nonostante qui a Berlino non abbia ancora avuto la possibilità di insegnare, a distanza di un anno (già un anno…) sono soddisfattissima della mia scelta.Non ho mai creduto di venire qui e trovare il lavoro dei miei sogni (che non so a dire il vero quale sia) o una vita facile, volevo solo andarmene per avere una qualità della vita nettamente migliore a quella italiana, o meglio romana. Volevo vivere in una metropoli ma allo stesso tempo desideravo la calma e la rilassatezza di un paese, volevo non dover impiegare ore e ore in macchina o sui mezzi inefficientissimi della capitale per andare a lavoro. Volevo trovare un posto dove avere un tatuaggio gigante non fosse un elemento discriminante ad un colloquio o dove non ti chiedeserro “filosofia? e perchè se è inutile?”. Volevo rendermi indipendente, cosa che in Italia non è possibile ormai se non raggiungi i 30/35 anni. Volevo avere la possibilità di avere una casa mia e questo a Roma non sarebbe mai stato possibile. Volevo smetterla di ascoltare i discorsi “provinciali” e “bigotti” delle persone con le quali avevo a che fare.

Volevo scegliere la democrazie anche se ha voluto dire rinunciare al sole per gran parte dell’anno. In poche parole cercavo un pò di stabilità, quella stabilità che un giovane italiano non ha più e non può desiderare. Non dico che qui sia il paradiso ma ho 26 anni e in un anno ho comprato una casa nella città che ho imparato ad amare 4 anni fa, quando venni dei mesi estivi solo per studiare il tedesco, ho un lavoro che mi garantisce comunque uno stipendio perfetto per il costo della vita berlinese, e soprattutto vivo tranquilla e senza stress. Sento comunque che in questo posto posso migliorarmi e negli anni magari trovare un lavoro migliore e quant’altro.

Ok non è il massimo ma quanti miei coetanei in Italia potrebbero dire lo stesso?

Emilia Paoletti

Io sono andata via dall’Italia (per Dublino) all’inizio del 2006 e dopo pochissimi mesi sono tornata in Italia un weekend per poter votare e ho contribuito all’elezione di Prodi. Quindi non sono andata via per motivi politici, ma solo perché avevo bisogno di un momento di crescita personale e credevo, come molti, di star via solo un anno. Poi mi sono fatta attrarre dalla Germania, così bella e civile… ma soprattutto amo la lingua tedesca e aver conosciuto Jens mi ha dato la spinta a fare un ulteriore passo e ora abitiamo qui da 3 anni.

Ripeto non sono scappata da Berlusconi. Ma lui e la sottocultura che ha sviluppato in questi anni in Italia sono certo un deterrente per un eventuale rientro. In Italia ci sono senz’altro tanti aspetti positivi nello stile di vita, nella giovialità e nel sole (!!) ma ci si è abituati a considerare normali delle cose che normali non sono, la volgarità sempre latente se non esplosa. È triste, ma per ora preferisco vederla in vacanza l’Italia, anche se mi manca tantissimo.

Beatrice, costumista

Sono una libera professionista e lavoro come costumista (Rai, Mediaset, cinema e teatro) e designer di moda per importanti aziende del panorama fashion internazionale.

.3 anni fa in Italia, a Milano, si respirava un’aria malsana. Costi altissimi per tutto: ristoranti, cibo, case,ecc. Io la casa, fortunatamente l’ ho comprata anni fa, ma cominciava ad essere piccola e il lavoro a scarseggiare.

Parlando con mio marito, anche lui libero professionista, abbiamo deciso di lasciare l’Italia e venire a vivere a Berlino. é stata una scelta d’istinto, così, senza ragionare troppo su “faremo bene, faremo male, cosa succederà, lavoro famiglia, amici, ecc”.

A Berlino abbiamo una bella grande casa ( affitto onesto) che si affaccia sul fiume Spree e un grazioso piccolo terrazzo per mangiare fuori e prendere il sole durante la bella stagione. Viviamo a due passi dal Parco Tiergarten a sole 3 fermate dal centro est (Duomo) e a 2 fermate dal centro ovest. Andiamo in bicicletta e facciamo jogging nel Parco. La gente è super gentile, mangiare fuori  è possibile e piacevole, i prezzi sono contenuti, la città è splendida. Si incontrano   stranieri di ogni nazionalità. Durante la bella stagione nel week-end si vive fuori, nei parchi, lungo i fiumi, nei laghetti in città. A Milano si pensa solo al lavoro. Adesso sto perfezionando la mia conoscenza del tedesco (la lingua non è facile effettivamente, ma a me piace molto). Mi manca la mia famiglia di origine, questo è vero , ma ogni 2 mesi mi sono imposta di fare un viaggetto per andarli a trovare.

Devo dire che dal punto di vista lavoro ho ancora delle collaborazioni in Italia, ma qui ho trovato un ambiente trasparente, pulito, serio e di grande solidarietà. Qui in Germania sostengono i professionisti, li aiutano e ,addirittura , li “spingono” a fare.

In Italia, l’autista di una famosa presentatrice Tv è diventato costumista. Senza avere nessuna conoscenza in materia  nè studi appropriati è diventato costumista e firma programmi Rai perchè “spinto e super raccomandato” dalla presentatrice. Questo è intollerabile per chi ha studiato e lavora sodo.  Qui non sarebbe mai successo.

Beatrice Paola

Serena Primiceri

sono partita dall’ Italia, Puglia esattamente per mancanza di lavoro e inoltre perche essere governati da gente cosi disgustosa non é affatto possibile,

ho lasciato la mia Italia, perché non posso educare mio figlio in un contesto simile

Alessandro Melis, architetto,

La settimana scorsa ero a Vienna a fare revisioni ai miei studenti. Una studentessa italiana mi ha raccontato che era stata in un locale la sera prima e che i ragazzi al tavolo vicino, appena hanno sentito che era italiana, hanno cominciato a cantare “bunga bunga”. Ecco, un motivo è che per colpa del nostro premier, adesso bunga bunga vuol dire italia. Ha messo in ridicolo tutti noi, con le sue bugie.

Riferendosi al mio curriculum, il rettore di una grande università mi disse: “lei ha un curriculum superiore anche a quello dei nostri ordinari, quanto a concorsi vinti, premi, pubblicazioni e collaborazioni internazionali. Peró in italia, come saprà, il curriculum non serve a niente. Conta solo la “fila”. Ed é praticamente impossibile inserire in questa fila, persone solo sulla base del merito…”. Ora, sappiamo tutti che il nepotismo, la burocrazia, l’anzianità, influenzano le scelte ovunque. Solo in italia, tra i paesi occidentali civilizzati, esse regolano il 100% delle carriere lasciando al merito zero spazio.

Il mio problema é che vivo a cavallo fra piú paesi e noto le differenze. Sul merito sono minime tra scozia, stati uniti, germania, austria e svizzera. Enormi tra questi paesi e l’italia. L’italia assomiglia sempre di piú a certi paesi sudamericani o mediorientali. Ma troppo spesso si parla di fuga di cervelli quando il problemi piú grossi riguardano altre categorie. La libera professione è allo sbando in italia ed i professionisti, in architettura, sono tra i piú svantaggiati d’europa. Provato sul campo, il lavoro che deve svolgere un architetto italiano è circa 3 volte quello di un professionista tedesco a causa dei meccanismi perversi delle amministrazioni, delle leggi, dei veti incrociati. Il compenso può variare dalla metá ad un terzo, e, se le gare sono al massimo ribasso (esistono in quella forma solo in italia), si arriva a cifre che hanno suscitato l’ilarità da parte dei nostri partner tedeschi. Il risultato è, tuttavia, un architettura media da terzo mondo, molto meno qualificante, e tempi di progettazione e costruzione infinitamente più lunghi. I concorsi di progettazione sono molti meno e la loro mortalità (cioè il fatto che non conducano alla costruzione) è la piú  alta d’europa: otre il 50%. Risultato: l’italia è un elefante che partorisce topolini. Come dicevo si parla spesso dei ricercatori che guadagnerebbero il doppio e avrebbero fondi all’estero, ma si parla raramente del fatto che i professionisti italiani per la maggioranza non guadagnano nemmeno i 1000 euro al mese.

In Italia esistono i contratti per l’insegnamento universitario gratuiti. Il primo articolo della nostra costituzione cita: “l’italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Chi vuol far carriera non può rifiutare di accettare. A quanto mi risulti la definizione di chi presta la propria opera in queste condizioni non è “lavoro”… Una parola ci sarebbe. Da tenere presente che tale condizione esiste  solo per chi non fa parte della casta, del baronato, etc (ma che forse aspira ad entrarci). Per la casta, per le caste, tutte le caste, in Italia, le regole sono diverse. Esistono due italie: quella dei cinquanta-sessantenni-settantenni, chiusi in caste fatte di gerontocrazie politiche, amministrative, economiche, universitarie, religiose e massoniche che detengono potere e denaro e tutti gli altri, drogati da un sistema di comunicazioni falsato e condizionati da un sottobosco di loschi personaggi che si aggirano tra i piú deboli spiegando “come  va il mondo…”. Infatti si passa dal mondo reale alla casta solo dopo essersi sporcati le mani, solo ad una certa età. Cosí nessuno “tradisce” il sistema. Ed è grato di poter gestire il suo piccolo presidio di potere. Per questo i docenti, i politici e i professionisti di successo italiani sono i piú anziani d’europa. Per questo me ne vado: per non dover ringraziare i miei carnefici. L’italia è un paese con la sindrome di Stoccolma, in balía dei suoi rapitori.

Concludo: il paradosso é che quando ci troviamo ad un tavolo di lavoro con colleghi stranieri, all’inizio siamo quelli visti con sospetto “perchè se il paese è inaffidabile lo sono pure gli italiani”. Alla fine, spesso, diventiamo il principale punto di riferimento di quegli stessi colleghi. I più affidabili tra i partner. Questo perchè l’inaffidabilitá del paese porta molti giovani a dover compensare il gap con i colleghi stranieri attraverso una mole di lavoro immane, una non indifferente capacitá di risolvere problemi difficili, un isotropia di competenze e tanta elasticità mentale. Contro ogni luogo comune, la generazione piú giovani, quelle piú disagiate, sono in realtà il patrimonio italiano da spendere adesso, se si aprono i confini e se ci sarà una vera, sana competizione tra i giovani europei.

Giuseppe Minnella, informatico

ci siamo trasferiti a berlino perché:

qui c’è rispetto per la cosa (res) pubblica e la tua casa non finisce dentro le mura domestiche; la tua casa qui sono anche i parchi pubblici, i marciapiedi larghi come una strada a doppio senso, i laghi puliti e balneabili, etc…

è pieno di famiglie con bambini e senti di non essere da solo, capisci che qui la famiglia è una cosa seria e viene tutelata (kinderged ad esempio)!

le persone sono aperte e non hanno paura del confronto, non vedono lo straniero come un nemico ma come una preziosa risorsa!

ce ne siamo andati perché:

non ha senso pagare 25anni di mutuo per un bilocale e viverli tutti nella zona più inquinata d’europa (l’emilia romagna)

non ha senso pagare un terzo dello stipendio (500 euro) per mandare nostra figlia al nido

non ha senso una carriera basata sull’anzianità

in italia non esiste politica energetica sostenibile e sembra che nessuno ne percepisca l’urgenza

la donna è mercificata ai limiti del grottesco e la televisione è diventata ora come non mai uno strumento di controllo

spero che queste cose possano aiutarti, se vuoi maggiori dettagli, ti posso scrivere come abbiamo fatto a ricostruire la stessa situazione bolognese qui a berlino (lavoro+casa) in meno di sei mesi (mentre a bologna ci abbiamo messo anni!).

Federico de Luca, grafico

io mi sono trasferito a Berlino perché da libero professionista in Italia mi sono convinto che non valesse più la pena costruirsi qualcosa li.

ero arrivato al punto di dover fare un passo in avanti nel mio lavoro e non me la sono sentita di farlo in italia, faticando il doppio per ottenere la metà.

iniziare qualcosa di nuovo a berlino senza parlare il tedesco è un rischio molto grande e richiede molta fatica, ma non ero più in grado di sopportare i clientelismi tipici italiani ed il generale clima di sfiducia, giustamente alimentato da comportamenti opportunistici ben oltre il lecito.

anche la mia ragazza si era vista togliere il dottorato dopo due anni di promesse e non aveva possibilità di trovare qualcosa di minimamente interessante , o anche solo dignitoso in italia.

la nostra scelta è ricaduta su berlino perchè, nonostante il clima, é una città meravigliosa, con un ritmo di vita incredibilmente più “umano” rispetto ad una città come roma e con un rapporto guadagno-costo della vita incredibile per gli standard italiani.

tornerei in italia?

oggi come oggi lo vedo difficile.

per quanto il mio percorso qui non sia certo finito, non mi sentirei di poter affrontare tutti i piccoli e grandi vizi del sistema italia.

ricominciare a lottare con i meccanismi da cui sono scappato, ricominciare a lavorare solo per amicizie e giri giusti, mettere da parte la qualità del lavoro, dovermi riabituare alla burocrazia italiana che porta alla paralisi…

qui ho visto che si può vivere senza dover sopportare tutto questo.

mi rimane solo la domanda del perchè ciò non sia possibile in italia… ma è un problema che, a malincuore, ho scelto di non avere più.

Giulia Camarda, lauerata in lingue

Mi chiamo Giulia Camarda, sono di Palermo, cittá dove ho anche studiato, e da 6 anni vivo in Germania. A Berlino sono arrivata due anni fa circa.

Avendo studiato tedesco per me è stato normale scegliere di andare in Germania. Diversamente da altri che vanno via dall’Italia perché amareggiati o perché non trovano opportunitá di lavoro, io ho scelto di venire qui giá al momento dell’immatricolazione all’universitá.

All’inizio forse solo per curiositá, per fare un’esperienza, forse, oggi peró è una certezza. Anche se mi mancano molte cose dell’Italia, sono sicura che non tornerei indietro, perché mi fa paura.

Qui non ho realizzato i miei sogni e i miei studi, oltre la laurea ho conseguito un master, si sono rivelati poco utili, ma posso vivere. Penso che oggi sia un lusso potersi permettere di sognare, io godo di ció che mi sono costruita.Ho un bel lavoro, ho un tetto sopra la testa e la sicurezza di una vita dignitosa. Sono stata per oltre un anno disoccupata, lo stato mi ha pagato il sussidio di disoccupazione, dato un contributo per l’affitto, e pagato l’assistenza sanitaria. L’Italia questo non me lo avrebbe dato.

So che se domani perdo il lavoro, potró continuare ad avere assicurato un certo stile di vita, senza perde completamente tutto.

Non so se Berlino è la mia meta, se questa è “casa”, ma so che lo è la Germania, tutta. Guardo i miei amici che sono rimasti in Italia, e mi reputo piú fortunata di loro, o forse solo piú coraggiosa perché ci vuole coraggio per andar via. Guardo a chi è rimasto in Sicilia, e penso che abbiano sbagliato tanto, perché lí ancora peggio che altrove, non hanno nemmeno la speranza di un futuro.

Dopo il mio arrivo a Lipsia (mio grande amore, la mia cittá ideale) mi ha seguito mio fratello. Lui è laureato in Ingegneria, lavorava giá a Milano e bene, ma visto lo stile di vita tedesco non ci ha pensato due volte a mollare tutto e venire qui per iniziare una nuova vita.

Dopo lui è arrivato il mio ragazzo, anche lui siciliano, figlio di genitori emigrati in Germania e poi ritornati in Italia.

La cosa che piú mi manca, non è il mare, nemmeno il sole, mi manca il calore della gente, mi mancano le risate con gli amici e mi manca avere degli amici. Ma se devo soppesare tutti i pro e tutti i contro di vivere qui, vincono le cose a favore che mi legano a questa terra.

Carlo Stanga, architetto e illustratore

In breve, disorganizzazione, tasse alte, servizi scarsi,situazione politica.

Antonella Muzzi, igienista dentale

Io non sono fuggita dall’Italia in quanto sono venuta a Berlino per seguire colui che è diventato mio marito. Ma sono tanti i motivi per cui non tornerei in Italia: qui sono riuscita ad ottenere un lavoro per i miei meriti e non ho dovuto  mettere in mostra le mie gambe. Qui non c’è la gara a chi è più furbo ma ognuno si sente responsabile per la società perché capisce che lui stesso ne fa parte traendone i profitti. Qui se le persone di potere vogliono sopraffare o non sono trasparenti non hanno vita lunga. Qui la burocrazia è chiara e veloce. Qui non mi devo vergognare di dire che sono igienista dentale… Si potrebbe continuare con un elenco alla “vieni via con me”….ma mi fermo dicendo che qui manca il sole e la leggerezza e si continua a sperare in un’Italia migliore.

Architetto romano di 27 anni, sposato.

Andrei e andrò via da Roma e dall’Italia perchè:

-perchè non mi rispecchio nel modello di paese che la classe dirigente (politica in particolare) ha contribuito e contribuisce a formare con le sue azioni pubbliche e private!

-perchè c’è una diffusa assenza di lungimiranza che investe ogni strato del paese e provoca un ristagnamento costante, che provoca malcontento, che provoca ostilità, che provoca una ricerca cieca dei propri interessi in assenza di lungimiranza, appunto..un circolo vizioso

-perchè non si crede ne investe nei giovani, perchè credo facciano paura!

-perchè un calciatore o una velina guadagnano 100 volte di più di mia madre dopo 40 anni di sofferta carriera universitaria

-perchè si tagliano fondi alla cultura, risorsa primaria  per la crescita di un paese

-perchè non vorrei passare 1/5 della mia vita nel traffico

-perchè una bella macchina e vestiti firmati non mi riempiono la vita. L’italia è superficiale tanta forma, zero contenuti

-perchè ho avuto la fortuna di viaggiare e se posso sciegliere, decido di cambiare

-perchè ho un ottimo lavoro, ma non è quello che desidero e per il quale ho studiato 6 anni. Per trovare quello, devo partire..

-perchè già ho vissuto in Germania, e mi manca da morire la mia dimensione personale che li ero riuscito a crearmi grazie anche all’appoggio del “sistema paese” nella vita quotidiana.

-perchè se non mi realizzo, non potrò valorizzare il mio paese, che tanto amo

Livia Polidoro, grafico

Sono venuta perché da tanto volevo andare via da Milano e perché Berlino mi sembrava un’avventura.

Volevo provare a lavorare in un ambiente diverso, con gente che rispetta di piú il lavoro di grafico. Volevo dare ai bambini una flessibilitá mentale maggiore.

Un giorno d’estate, ai giardinetti di Milano, con un caldo afoso, con l’erba rinsecchita ci siamo chiesti ma cosa facciamo ancora qui? e poi abbiamo pensato alle alternative.

Il problema per me é che io mi ero messa in prova qui, all’inizio.

Subito sono rimasa incinta, 3 figlio, poi é arrivata la crisi e l’italia é diventata sempre piú antipatica e

poi volgare.

Mi sono chiusa fuori, come quando si lasciano le chiavi in casa e si sbatte la porta!

La cittá é molto interesante, la vita con i Bambini piú semplice e piú organizzata, la gente é meno stressata, i valori sono sostanzialmente diversi da quelli dilaganti in Italia, c`é meno traffico e piú verde, per il lavoro ancora non so perché sta ricominciando adesso.

Ho peró potuto fare una super esperienza in un laboratorio di scultura, il BBK, e ho passato un anno a lavorare li, facendo oggetti di ceramica, sperimentando forme e tecniche. Il laboratorio é attrezzato di tutto punto, ci sono coordinatori esperti per ogni materiale, si incontrano persone interessanti e costa poco. Oggi ci vado!

Livia Polidoro, puoi fare il mio nome.

Cristina, medico endocrinologo

Sono un giovane medico con la passione per la ricerca. Dopo la laurea con 110 e lode ho “lavorato” gratis per due anni presso il reparto dove avevo fatto la tesi. Due anni di responsabilità, orari massacranti e nessuna assicurazione. Per due volte ho tentato il concorso per entrare in specializzazione e per due volte sono stata superata da colleghi meno titolati e più raccomandati. A maggio 2010, esasperata, ho deciso di andarmene. Un professore inglese con il quale avevo collaborato mi ha offerto un posto in una università svedese. Da allora lavoro qui, stimata, ben pagata e con ottime prospettive di lavoro.

Non so se sono un cervello in fuga: di certo so solo che sono in fuga.

Yasmin, chemioinformatica

Dottorato in chemioinformatica. Posti all’universita’ come ricercatrice gia’ assegnati. Aziende che fanno ricerca in Italia nel mio campo molto poche o pressoche assenti.

Qui a Berlino ne ho 2 di lavori nel campo.

B. Fotografo

1) volevo vivere in un posto dove non dovermi più difendere.

2) volevo vivere in un posto circondato da persone sincere con se stesse

3) volevo vivere in un posto che non mi facesse rimpiangere di non averlo cercato

Non torno perché l’ho trovato.

Chiara gallerista

Noi galleristi troviamo piu´terreno fertile per quanto riguarda l´educazione culturale

delle persone, l´apertura verso la cultura, nel nostro caso sopratutto

contemporanea.

Per una giovane galleria il rapporto centralita´/prezzo e´di fondamentale

importanza. Le mie ragioni di trasferimento sono state principlamente

personali pero´quando ci hanno spostato a

Roma la galleria a Berlino l´abbiamo mantenuta..conveniva quasi fare da

pendolare, paradossalmente. Ma ora con la crisi e l´aumento dei prezzi e´una

cosa che non potro´piu´fare dall´estero, i tempi stanno cambiando anche a

Berlino.

Clara, (laurea e dottorato in arte contemporanea, performance e fotografia)

Beh, io sono laureata e ho concluso l’anno scorso il mio dottorato di ricerca (arte contemporanea, performance e fotografia) nell’ambito del quale ho trascorso un anno e mezzo all’Università di Mainz. Ho da poco compiuto 35 anni e da 5 mesi vivo a Berlino, per scelta, perchè amo questa città. Non torno in Italia perchè all’università non ci sono prospettive sebbene mi sarebbe piaciuto molto continuare con la ricerca o insegnare. Ho pubblicato due libri in Italia, ho partecipato a diversi progetti editoriali e culturali, scrivo periodicamente per un paio di riviste d’arte… il tutto senza mai essere stata pagata perchè in Italia non esiste la professione di critico d’arte né tanto meno quella di giornalista o di scrittore o curatore… soltanto pochi vengono pagati per lavori di tipo pseudo-intellettuale, generalmente i figli del politico di turno o del ricco industriale che promette favori in cambio.

Rispetto alla mia esperienza in Germania devo precisare che ho cominciato a studiare la lingua, la cultura e la filosofia tedesca fin dal liceo: non appartengo quindi alla categoria di quelli che non parlano il tedesco… anzi, lo so molto bene (Überraschung! ahaha) e generalmente preferisco stare con i tedeschi che con gli italiani :-) non sento nemmeno tanto quello spirito di identità nazionale che unisce molti italiani all’estero. Sinceramente non amo il nazionalismo né il tipico piagnisteo italiano. Mi sento più europea che italiana. Mi piace mescolarmi con altre culture e confrontarmi con realtà diverse piuttosto che restare chiusa nel “nido italiano”. Nella mia vita ho già vissuto e lavorato a Londra e a Sydney.

Come ti dicevo non ho intenzione di tornare in Italia. Mi ero già trovata abbastanza bene a Mainz ma non avrei mai potuto vivere lì… perchè in realtà non amo la tipica mentalità tedesca… perciò mi sono trasferita a Berlino dove l’atmosfera è molto più cosmopolita e vivace. In generale trovo la società tedesca più conservatrice di quella italiana (io vengo da una regione tra le più aperte, cioè l’Emilia Romagna). I tedeschi sono molto legati alle tradizioni, alle gerarchie, alle formalità, a 25 anni hanno quasi tutti il fidanzato o la fidanzata fissa, se rimangono single dopo i 30 anni si sentono dei falliti, non amano molto l’avventura e il rischio nella vita 😉 La mia generazione in Italia ha imparato a convivere con la precarietà (non solo materiale ma anche affettiva), con un continuo e sottile sradicamento che credo sia difficile da capire per chi non ci è passato in prima persona. Perciò questa volontà progettuale tedesca che non lascia nulla al caso mi ha colpito parecchio. Inoltre mi sembra che tutto in Germania cambi molto lentamente, perchè il sistema funziona secondo ingranaggi perfetti che si incastrano senza spazi di sperimentazione (fatta eccezione, appunto, per Berlino dove molte fratture fisiche e metaforiche della città sono diventate spazi di sperimentazione e appunto per questo mi affascina tantissimo!). Quando vivevo a Londra e a Sydney mi sentivo più individuo e meno italiana, cioè mi sentivo accettata e apprezzata come singolo. In Germania sei innanzitutto una categoria mentale-nazionale, poi con il tempo prendi corpo e hai la possibilità di distinguerti come singolo. Forse con una certa superficialità, ma anche con una piacevolissima leggerezza, gli inglesi o gli australiani non mi sembravano poi tanto turbati dal fatto di conoscere uno straniero. I tedeschi di fronte a uno straniero sono spesso tra il diffidente e lo stupito 😉 anche nella loro apprensione di portare una forma di rispetto neutrale creano talvolta una specie di distanza e mascherano una buona dose di indifferenza. Gli stereotipi italiani che circolano in Germania potrebbero andare bene per descrivere un italiano degli anni ’50, un Gastarbeiter per esempio. Mi fa piacere che lo Spiegel e altri giornali si stiano interessando della mia generazione, si sono resi conto che siamo una nuova Welle, che siamo a Berlino per motivi molto diversi dalla generazione dei nostri genitori.

Non so esattamente cosa potrebbe interessarti per lo Spiegel. Forse vogliono parlare di persone, di Akademiker, che hanno fatto carriera a Berlino. Immagino che vogliano dare all’articolo un taglio positivo. Io per adesso ho un lavoro pagato poco e che non ha nulla a che vedere con i miei titoli, le mie esperienze internazionali, le mia aspirazioni etc. nonostante, come ti dicevo, parli molto bene il tedesco e sia in possesso di una serie di certificati di lingua ambiti da tanti e abbia anche studiato in Germania con tanto di Praktikum etc. Sul mercato del lavoro tedesco e sui criteri con cui i candidati vengono valutati avrei molti aneddoti da raccontare e anche qualche critica. Personalmente sto ancora cercando. Qualche volta perdo la speranza. Poi alzo la testa e sbuca la Fernsehturm e ricomincio a camminare, ritrovando energie che credevo perdute grazie contatto diretto con questa splendida città…

Posted on by Ruth in Società, Varie

45 Responses to Lettera aperta ai nostri governanti italiani: i motivi per cui me ne sono andato ( e non torno)

  1. Paolo Esco

    Ciao Ruth, giá che tristezza leggere queste email, è quello che è successo, con storie diverse, a tutti noi… fuoriusciti dal (Bel) paese perduto. Se andrá avanti – o meglio, indietro – cosí, l’Italia sará piú rappresentata “fuori” nel mondo che nei suoi confini naturali.
    Buona domenica,
    Ep
    Madrid

  2. Sinibaldi Traslochi Roma

    Io, vedendo le cose dal punto di vista del mio lavoro e quindi dalla mia piccola angolazione di vita… noto tutta la tristezza, di persone che non “migrano” più verso altre città italiane, ma verso paesi lontani (tipo Australia, Canada, UK…) e negli occhi c’è quasi sempre la rassegnazione di una scelta inevitabile, e , la speranza del ritorno! IN questo 150° anniversario sarebbe bene parlare di più di questo fenomeno!

  3. Francesco

    Ragazzi…mi avete appena ricordato ke sto xdendo il mio tempo! Ke “cavolo c sto a fare qui”! Ho sempre amato la germania e la lingua! È x questo ke x caso su google ho cercato l’opinione di italiani in germania…e…è proprio quello ke mi aspettavo di sentire!in bocca al lupo a tutti!ciao francesco

  4. VS

    Vorrei segnalare l’iniziativa del gruppo Teatro Instabile Berlino, http://www.teatroinstabileberlino.org/index.php?id=8&L=2, che cerca italiani residenti a Berlino da intervistare per i progetto SEI BERLINO.

  5. Serenella

    Cari amici, che conforto! io mi trasferirò a Berlino la prossima estate, stiamo costruendo una casa con giardino a Rudow e abbiamo iscritto nostro figlio alla scuola europea Albert Einstein – Britz; ho già vissuto in passato in Gemania e precisamente 8 anni a Coblenza.Io non sono piu’ giovane,anagraficamente parlando, ma sono molto posistiva riguardo al mio futuro a Berlino, non solo per me:laureata in lingua ma con anni di esperienza nel settore export, soprattutto per mio figlio credo che a Berlino si aprano per lui mille possibilità di scelta per il futuro, cosa che oggi l’Italia non offre piu’. Ecco la mia delusione: l’Italia ha ucciso la speranza in un futuro migliore. In bocca al lupo a tutti e chissà……

  6. Francesco

    Le mail lette sono tanto tristi quanto reali…la mia esperienza è nel campo artistico e in Italia ho trovato diverse strade: alcune erano a pagamento (di grosse cifre, ovviamente al nero…), altre erano politicizzate, e poi c’è la storia delle ‘conoscenze’. Tua cugina è assessore? Bene allora ti può mettere in contatto con quell’ufficio per fare una mostra… Conosci un signore amico di famosa gallerista? Questo raccomanda di mandare una mail a nome suo per farsi conoscere…
    oppure non ho potuto fare delle esperienze perchè non conoscevo questo o quello…
    Cedere a queste dinamiche significa perdere di vista il senso del proprio lavoro, non solo quello artistico, è chiaro…nemmeno conta quello che fai conta se conosci Tizio o Caio. Trasferirsi a Berlino non ha il significato di entrare nel paese dei balocchi, ma di provare a fare un’esperienza che quanto meno abbia un senso proprio…

  7. Silvia Caruso

    Ciao Ruth! Non so dirti se leggendo questi articoli ho provato un senso di tristezza o un lieve brivido lungo la schiena che mi suggeriva: “puoi farcela”.
    Volevo chiederti una cosa… è possibile trovare lavoro a Berlino senza conoscere la lingua tedesca (all’inizio) nel campo scientifico (chimico)? E in altri campi?
    Un abbraccio a te e a quella bellissima città che mi manca ogni giorno di più.

  8. Ruth

    nel campo chimico forse. dovresti mandare i cv e provare. ma é un consiglio che non finiró mai di ripetere a chiunque: imparate la lingua se volete vivere qua.prima o durante, ma fatelo.non ha veramente senso vivere qua senza capire i berlinesi. é un gran peccato !!! e frustrante tra l’altro…

  9. Silvia Caruso

    No, no, ovvio che la lingua è fondamentale! Mi riferivo solo ai primi tempi! Io adoro il tedesco :)

  10. federico

    per Ruth, domanda non semplice ma ci provo…secondo te quanto si deve guadagnare per vivere (famiglia di 4, 2 bimbi) a Berlino? lascia stare l’affitto, diciamo assicurazione sanitaria cibo scuole e via così. riesci a darmi una idea di massima…magari range min e “max” per una vita normale
    grazie

  11. Pingback: Italiani a Berlino (che non torneranno) - Daliz HQ

  12. Ruth

    Ciao Federico, é una stima difficile da fare.
    Molte spese fisse dipendono dallo stipendio, come per es. l’assicurazione sanitaria e il pagamento dell’asilo.certo la spesa si fa con poco, e se guadagni poco spendi anche poco di asilo….NOn so…escluso l’affitto…penso che 1500€ almeno li dovresti avere se siete in 4. ma forse mi sbaglio del tutto e ne dovete avere il doppio!! dipende molto dalle abitudini, se comprate cose di seconda mano, se vi passate i vestiti dei bambini con gli amici, se comprate tutto BIO o tutto ALDI….se vi permettete qualche viaggio e il babysitter..dovresti specificare meglio….non so che lavoro fai/fate o avete intenzione di fare….non verrei cmq totalmente allo sbaraglio con due bambibni piccoli, pianificate dall’Italia se riuscite…good luck!

  13. federico

    i bimbi non vanno all’asilo, il maggiore ha 11 anni (finisce la 1 media italiana)del tedesco sta finendo il b1 e farà a breve il b2, è velocissimo ad imparare, tieni conto che ha iniziato a studiare da zero a marzo 2010. il più piccolo è un casino (è quello che ci trattiene…ha problemi di logopedia e non riesce a leggere e scrivere :-( rifarà la prima elementare ed è il vero problema…
    per il lavoro io non ho problemi, nel senso che ho a fortuna di non dovermi trovare un lavoro a berlino, visto che so che è complicato, lavoro tranquillamente via web e viaggiando quando serve guadagno decente.
    mia moglie fa la farmacista e il problema è la lingua visto che il tedesco ad oggi lo sa poco…
    mi interessava avere un’idea
    tipo costo scuole, costo trasporti e via così giusto per avere un’idea rispetto all’italia.
    ciao

  14. Ruth

    la scuola europea non costa niente. l’asilo circa 200€ al mese la tua parte se hai un guadagno medio. anche di meno o di piú…dipende appunto dal guadagno…trasporti circa 90€ al mese (circa) la tessera mensile…costa di meno dell’italia, questo te lo posso garantire

  15. Sara

    Federico fai un regalo a te e ala tua famiglia: berlino è la città dei bambini, trasferitevi appena potete, approfittate proprio del fatto che il piccolo è ancora agli inizi della scuola.. i vantaggi di cultura, società civile, attenzione verso il bambino come individuo saranno un capitale preziosissimo per i vostri figli!

  16. federico

    Sara, fosse per me ci verrei domani…ed anche mio figlio maggiore sarebbe contento, mia moglie è dubbiosa per il suo lavoro di farmacista perchè sa davvero pochissimo tedesco, diciamo pressochè nulla. ma il vero scoglio è il piccolo :-( già deve ripetere qui in prima, imparare una seconda lingua la vedo durissima con i problemi che ha… il dubbio enorme è questo.

  17. Ruth

    io un giro esplorativo qua a parlare con le insegnanti della scuola europea lo farei comunque…magari loro hanno esperienze di questo tipo e ti possono dare un parere..

  18. federico

    Ruth, mi dai gentilmente il link a questa scuola? o anche ad altre con italiano.
    ok anche trilingue ita ted ingl…ma solo per il maggiore…

  19. Ruth

    http://www.finow-grundschule.cidsnet.de/schulleitung.htm

    devi cercare di parlare con la sig. Porrata o la Sig. Bonacci

  20. federico

    grazie Ruth, proverò a contattali, forse ai primi di maggio sarò a Berlino.
    una curiosità (non conosco il sistema tedesco) finendo la 1 media in italia che possibilità di scuole avrebbe il più grande (va per i 12 anni)?
    il problema maggiore lo vedo nel tedesco scitto…avendo iniziato solo da un anno e un vocabolario ovviamente povero sempre per lo stesso motivo, sulle materie scientifiche è davvero bravo

  21. marcello

    SAlve a tutti, anche io mi sto organizzando con amico che lavora a Berlino per trasferirmi al più presto, io e la mia famiglia, ho letto tutti i post e grazie, almeno adesso ho le idee più chiare.Non vi nascondo la mia paura di lasciare la mia città, ma mi sono reso conto che allo stato attuale è una scelta obbligata perchè qui è diventato difficile vivere.

  22. elisabetta

    ciao a tutti,sogno e progetto di trasferirmi a berlino.sono chef di cucina ,in particolare cucina vegetariana ,vegana.parlo inglese francese e una base di tedesco,a settembre ho intenzione di iniziare a studiarlo seriamente.ho letto e spulciato con attenzione tutto il blog che e’ molto utile e incoraggiante.io mio marito e le nostre 2 figlie abbiamo intenzione di trasferirci entro 1 anno o poco piu’.io ho un’unica paura,il lavoro,nel senso che non abbiamo un budjet elevato per mantenerci a berlino per molti mesi.qualcuno di voi mi puo’ incoraggiare?mi confermate che bisogna essere sul posto per trovare lavoro,perche’ mandare curriculum dall’italia mi pare di aver capito non abbia molto senso?!c’e qualche collega chef che segue il blog?quanto guadagna un cuoco a berlino? help!elisabetta

  23. Elisabetta

    Toc Toc! Qualcuno risponde? Genitori con figli al seguito già trasferiti a Berlino o in procinto di… Potete darmi qualche dritta sull’argomento scuola superiore? Mia figlia quest’anno frequenterà la terza classe del liceo artistico. Dovrebbe frequentare a Berlino l’ultimo
    Anno… Sapete dirmi le modalità , le scuole? Sono gratuite? Lei sta iniziando a studiare un Po di tedesco. Aiutatemi!!!! Grazie mille

  24. federico

    Elisabetta, scrivi che sta iniziando a studiare tedesco adesso, mah, ho forti dubbi che sia in grado di seguire un ultimo anno in germania, salvo che non sia in una scuola internazionale (ma costano tanto…). non so se sia interessata, ma se in germania non fa l’abitur (tipo maturità nostra che si fa quasi solo con il ginnasio, ma non so l’esatta situazione a berlino) di fatto non potrà iscriversi a nessuna università… io le farei finire l’anno in italia, senza dubbio

  25. Elisabetta

    Federico, grazie per aver risposto. Mia figlia frequenta il terzo anno al liceo artistico.in ogni caso il trasferimento non e’ eminente. Sto organizzando affinché in un anno e mezzo circa possa essere in grado di frequentare l’ultimo anno in Germania( lei e’ un’appassionata di lingue straniere)non ho capito pero’ se la scuola a.Einstein.e’ aperta a tutti. Ho scritto una mail alla scuola e sono in attesa di risposta. Credo non sia possibile per Lei frequentare l’ultimo anno e conseguire il diploma in Germania? Sempre che sia sufficientemente pronta con il tedesco. Questo e’ l’unico scoglio al momento che ci rallenta dal partire… Voi invece? A che punto siete connl’organizzazione? Attendo scambio di idee e info!

  26. Ruth

    Scusate sono assente, sto provando a fare una vacanza. la scuola é aperta a tutti!!ma facendo diverse materie nella lingua tedesca ( tedesco stesso, letteratura, matematica e altre ancora) la vedo dura per lei poter entrare giá a quel livello…dove giá i madrelingua devono impegnarsi per avere buoni voti….soprattutto per la matematica che viene insegnata sempre in tedesco…ora le scuole sono chiuse e riaprono il 15 agosto, fino a quel giorno nessuno ti risponderá..concordo sul fatto che meglio essere sul posto per cercare lavoro..

  27. Ruth

    Elisabetta ho una notizia abbastanza fresca da parte di una maestra della scuola che mi ha detto che il preside dell’Einstein é abbastanza severo e non prende affatto ragazzi che non parlino molto fluentemente il tedesco. ti conviene informarti bene.

  28. Elisabetta

    Ruth, sto cercando di capire quale sia il livello europeo di riferimento per accedere alla Einstein, ho scritto varie e-mail ma non rispondono.qui in Italia ho affidato mia figlia ad una buona scuola , esperta nel preparare ragazzi che dovranno essere inseriti in scuole tedesche.sono un Po preoccupata.che altre possibilità ci sono? Per le scuole intendo. Un caro saluto a tutti!

  29. Ruth

    se non rispondono vuol dire che devi chiamare. prova a diverse ore della giornata. credo che voglia un tedesco fluente, con il quale i ragazzi siano in grado di capire bene tutte le materie ( quindi quasi bilingue diciamo). Questa é un info che ho avuto da una maestra della scuola elementare che appunto mi diceva che quel preside non ha accettato addirituttura ragazzi figli di persnonale dell’ambasciata perché a suo giudizio non idonei. forse qualcuno che ci legge sa dirci di piú…

  30. claudia

    Salve, a Berlino ci sono scuole superiori in cui si insegni Italiano e Latino? Io mi preparo seriamente ogni singola lezione, ma ho pochissima gratificazione da parte degli studenti e dei genitori. Al Liceo trovo spesso ragazzi svogliati e i genitori li difendono ad ogni costo. La mia vita non può essere così per sempre.

  31. Ruth

    Per chi parla il tedesco incollo qui il link del podcast dell’ultima intervista data alla radio tedesca sulla situazione italiana:
    http://www.hr-online.de/website/radio/hr2/index.jsp?rubrik=14224&key=standard_podcasting_derTag&mediakey=podcast/derTag/derTag_20111027&type=a

  32. Dora

    @ Elisabetta:

    ho letto la tua domanda, e volevo darti il mio parere, sempre che tu legga ancora.
    Da quello che ho capito avresti intenzione di trasferirti in Germania tra un annetto e mezzo, giusto in tempo per far fare a tua figlia l’ultimo anno prima della maturità.
    Per questo volevo specificare che la maturità in Germania inizia prestissimo,nel 2011 gli scritti sono cominciati il 3 maggio.
    Praticamente tua figlia dovrebbe riuscire tra agosto e aprile a raggiungere il livello per affrontare la maturità in un’altra lingua e con un sistema molto differente da quello italiano.
    Il punteggio della maturità è fondamentale, sia per un successivo lavoro che per l’iscrizione all’università (quando cercavo lavoro a Berlino e facevo colloqui, tutti controllavano il voto della maturità e della laurea).
    Spero di esserti stata almeno un pochino di aiuto.

  33. Dora

    @ Federico:
    se tuo figlio ha problemi a leggere e scrivere, purtroppo nel sistema scolastico tedesco rischia di finire nella Sonderschule. Si tratta di una scuola speciale per bambini handicappati o con difficoltà di apprendimento.
    Se sai il tedesco, puoi leggere qui qualcosa
    http://www.familienratgeber.de/kinder/schule/sonderschule.php

    La Sonderschule non è un male in sè, ma dubito che chi la frequenta possa aspirare a determinate posizioni di lavoro.
    Però magari potrebbero occuparsi meglio del problema di tuo figlio, questo sinceramente non te lo so dire.In bocca al lupo:)

  34. federico

    ciao Dora, lo so bene. tra l’altro reputo il sistema tedesco decisamente scadente ed è uno dei motivi per i quali difficilmente ci sposteremo (conosco personalmente più di un caso di miei amici con difficoltà fino alle medie e anche inizio superiori che si sono poi laureati benissimo e hanno magari fior di dottorati in università prestigiose…il sistema tedesco li avrebbe fermati ben prima..un assurdo! mio figlio ha grosse difficoltà ma lentamente sta migliorando (dubito che azzererà il problema ma già migliorare va bene) ma avendo dai test un qi tra i 110 e i 120 preferisco decisamente tenerlo in italia e vedere come andranno le cose seguendo i suoi tempi

  35. Dora

    @ Federico:
    scusami, non volevo spiegarti l’acqua calda:)
    Non saprei dirti se il sistema tedesco è scadente, di sicuro è diversissimo proprio perché ha delle finalità completamente diverse. Il sistema duale di formazione professionale, per esempio, non è niente male. Il fatto che i voti siano decisivi per la scelta della scuola da frequentare, non mi sembra un principio sbagliato.
    Il punto però è che, andando in una scuola di Berlino, ti ritrovi con classi affollate e una buona percentuale di turchi o altri bambini provenienti da famiglie con Migrationshintergrund. E neanche loro sanno decentemente il tedesco. Questo significa che magari i tuoi figli non potrebbero ricevere le attenzioni necessarie in classe (d’altronde nella scuola pubblica chi le riceve le attenzioni necessarie?). Comunque la situazione delle scuole a Berlino non è rosea, troppi alunni in classe, troppi alunni che non primeggiano in tedesco, insegnanti insoddisfatti, e così via.
    E mi fa piacere vedere che tu hai riflettuto su questo aspetto.
    Per gli altri genitori che si trasferiscono a Berlino con figli in età scolastica:
    imparate subito il tedesco per il bene dei vostri figli, ed imparate come funziona il sistema scolastico tedesco, altrimenti condannate i vostri figli. La scuola tedesca non è la scuola italiana! (dove arrivi alla maturità anche con delle insufficente, perché mica si può bocciare cosÌ). In Germania si può boccare con una sola insufficienza, e se i ragazzi non sanno il tedesco spesso vengono bollati dagli insegnanti come stupidi (queste parole le ho sentite personalmente pronunciate da più insegnanti in una scuola di berlino).
    Nella stessa Finow-Grundschule ai bambini che non sanno il tedesco in quarta elementare, ho sentito dire con le mie orecchie che se non imparano il tedesco non sapranno mai scrivere un curriculum decente, e quindi saranno cestinati. Suona terribile, ma è la pura verità (chi non sa scrivere in tedesco è fuori dai lavori decenti, eccezione fatta per ingegneri, scienziati e compagnia bella).

  36. federico

    ciao Dora, concordo su tutto quello che scrivi, il sistema lo conosco assai bene perchè ho un cugino che vive a Monaco da molti anni con 3 figli in età scolare e abbiamo analizzato più volte la cosa ( e a Monaco la situazione è meglio che a Berlino). Ti confermo la mia idea, sistema pessimo perchè ha modalità di selezione troppo rigide per bambini che hanno invece tempi di maturazione assai diversi…e ti ripeto conosco un sacco di persone che hanno avuto problemi a scuola perchè magari erano bravi in un’area e scarsi in altre, ma poi all’università sono andati benissimo appunto perchè normalmente si sceglie quello dove si eccelle…
    senza andar lontano anche mia moglie era assai scarsa…liceo scientifico con 36 ora 2 lauree scientifiche con il max…in germania non so dove sarebbe arrivata!
    per fortuna dove stiamo in italia abbiamo ottimi centri di logopedia e la scuola ha solo 18 bimbi con maestre assolutamente disponibili, c’è una grande collaborazione tra scuola e centri medici. Cè questo il motivo che mi ferma per un eventuale trasferimento… tra l’altro il mio lavoro posso farlo da qualsiasi posto quindi mi interessa relativamente.
    tra l’altro pure mio figlio maggiore in caso di trasferimento sarebbe difficile da gestire (2 media inglese molto buono tedesco b2 in un anno da quando ha iniziato e cinese all’inizio) ho parlato con una scuola a Monaco e l’avrebbero messo in una sezione speciale accellerata (cosa che non esiste in italia, praticamente una sezione per ragazzini con cognitivi molto sopra la media) in un ginnasio, ma mi immagino le difficoltà, tra lingua ,sistemi diversi e i grossi problemi relazionali che ha…
    insomma quello che ho visto è stato decisamente negativo

  37. Sara

    ma, alla luce di quanto leggo a proposito del sistema scolastico tedesco “troppo rigido”, le scuole Steineriane potrebbero rappresentare un’alternativa? qualcuno ne ha esperienza? so che esistono delle Montessori a Berlino…

  38. federico

    ciao Sara, personalmente non le conosco bene, immagino che come tutte le scuole siano fondamentali gli insegnanti ed è anche questione di fortuna capitare bene…
    personalmente scieglierei una scuola internazionale, che porti all’ IB inglese per intenderci, ho visto che in germania negli ultimi 2 anni permottono la scelta se fare l’IB o l’abitur…ovvio che ci devi arrivare a quei livelli.
    per il mio maggiore può esssere un’idea il piccolo (con i problemi) è proprio all’inizio…quindi non mi pongo lontanamente il problema…siamo in fase speriamo che resca a leggere e scrivere autonomamente, soptattutto per facilitargli la vita…ma è abbastanza palese che per studiare dovrà andare su sistemi automatici di lettura e scrittura con i pc…fortuna che stanno evolvendosi bene…20 anni fa sarebbe stato molto peggio

  39. Dora

    @ Sara:
    premetto che non ho dimestichezza con le scuole steineriane, né in Germania né altrove.
    Innanzitutto mi viene in mente che sono private (e scusa se è poco). Poi io ribalterei la situazione: non è (solo) il sistema scolastico tedesco ad essere rigido,ma è tutto il mondo del lavoro e delle assunzioni ad esserlo.Quindi è giusto che anche la scuola lo sia. Poi, accettandone la rigidità, possiamo tranquillamente discuterne pregi e difetti.
    La verità è che in Germania conta molto il merito, che comprende anche i voti (scolastici, universitari). E personalmente penso che sia un bene. L’enorme svantaggio è per chi ha problemi (di apprendimento o altro), e ovviamente per i figli degli stranieri. Ma una cosa è certa: la scuola non basta a imparare la lingua, bisogna lavorare al di fuori della scuola.
    Ecco perché mi si accappona la pelle quando leggo di genitori con prole al seguito che si trasferiscono in Germania senza sapere a cosa vanno incontro.

  40. Dora

    @ Federico:
    ti faccio tanti complimenti per la serietà e capacità di analisi con cui ti sei informato e affronti l’argomento.
    Comunque, giusto per spezzare una lancia a favore del sistema scolastico tedesco, è vero che gli alunni con cattivo rendimento vengono deviati verso scuole professioni e non possono andare al liceo. È anche vero però che dopo un tot di anni di formazione e lavoro puoi comunque accedere all’università.
    E comunque la società tedesca valorizza anche il lavoro manuale, cosa che non fa la società italiana (poi però basta andare a toccare con mano lo snobismo di alcuni Akademiker tedeschi;) ).

  41. federico

    Dora, diciamo che per formazione e lavoro sono abituato ad analizzare mille volte le situazioni sotto vari apsetti prima di decidere…non farei mai una cosa avventata ed impulsiva anche per carattere..
    figurati quando parliamo di famiglia e figli, che tra l’altro per aspetti diversi sono problematici entrambi…per ora restiamo qui e vediamo come evolve il piccolo, il maggiore va ad una scuola internazionale qui in italia, ma su matematica scienze gli faccio fare un programma diverso e ho la fortuna che gli piace molto quindi studia volentieri…
    sulle lingue inglese lo fa benissimo a scuola, tedesco va al geothe la sera…più avanti decideremo se farlo continuare qui o spostare, ma come livello scolastico preferisco le scuole anglosassoni o meglio ancora quelle asiatiche, ma lì sono davvero tremendi, è vietato sbagliare…

  42. zip

    così… per andare un po’ oltre gli stereotipi:

    Der Spiegel 17-11-11
    http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/0,1518,798309,00.html

  43. gilda

    sono gilda, qui da 2 mesi…i migliori della mia vita!!!sono di salerno ma per lavoro ho abitato a milano per 7 anni, i peggiori della mia vita. Gente cattiva, disonesta, pronta a farti del male, falsamente impegnati nel lavoro (come fai a farti un aperitivo dalle 21 alle 24 se hai lavorato come un matto, come dici di aver fatto?), ignoranti ed esterofili come non mai. Io sono u artista, e non avrei mai avuto un futuro, perchè gli artisti italiani non vengono supportati dal governo come dalle gallerie private,dai curatori e dagli stessi artisti colleghi. Tutti si odiano, non esiste coesione. Che posto triste, insulso.

  44. Daniela

    Ciao a tutti, le mail che ho appena letto, rispecchiano in pieno il mio pensiero e la cosa che piu’ salta in evidenza, a parte il fatto che in Italia non c’è lavoro, è proprio il desiderio (da me condiviso)di vivere in un paese democratico dove il rispetto per gli altri è fondamentale! Sembrerebbe un diritto scontato, ma in Italia non è cosi': Ho 45 anni ed ho lottato contro il clientelismo per diversi anni, ho perso diversi posti di lavoro, unicamente perche’ non ero la figlia di “qualcuno”. Dopo aver fatto 23 anni di ceramica a turno (cosa che con gli anni mi ha logorato), ho preso la decisione di aprire un’attivita’…proprio nel momento in cui iniziava a decollare, mi sono ritrovata per terra perchè la crisi ha fatto crollare le vendite e le banche hanno deciso di non concedere prestiti per permettermi di superare la crisi. A questo punto non me la sono sentita di andare oltre e cosi’ ho deciso di chiudere. Per la prima volta in 23 anni mi trovo senza un lavoro. Ho deciso cosi’ di provare a Berlino, mi sto organizzando da diversi mesi, ci vorra’ ancora un po’ di tempo, non so se andra’ tutto bene, ma di una cosa sono sicura: voglio ricominciare da un paese dove l’impegno, i sacrifici e la buona volonta’ sono meriti riconosciuti.

  45. fabio

    ciao a tutti.ho letto questo ”articolo”risalente a più di un anno fa,mentre cercavo di informarmi sui prezzi x un trasloco(x ora eventuale)da roma a berlino.ho trovato tutte le mail tragicamente interessanti.tragicamente perchè è passato piu di un anno e mezzo e nulla è cambiato,se non un governo formato con un minigolpe e formato dagli stessi tecnici che ci han portato dove siamo oggi.ho letto tutte le mail,non ho trovato nessuno nella mia stessa situazione,non sono laureato,sono un operaio specializzato,un falegname,ma comunque operaio,sono giovane ma ho già un figlio di 8 anni e una compagna che non puo lavorare perchè dovremmo lasciare solo il bimbo.e questo già basterebbe per prendere e partire.in più ci metto la totale decadenza della nostra cultura,la disintegrazione della responsabilità e sensibilità civile,la perdita della memoria,il fatto che il sogno di ogni pesce piccolo sia quello di diventare squalo,la paura per mio figlio,che sarà più povero da tutti i punti di vista e…vediamo tutti andare via.stiamo scegliendo berlino perchè conosciamo e amiamo la città e ci abitano ormai molti amici(anche tedeschi).vorremmo iniziare un corso di tedesco(innanzitutto per il piccolo,che ha visto il sito di una scuola bilingue e si è entusiasmato!) e fare un passo alla volta.siete quasi tutti laureati,secondo voi c’è spazio anche per chi usa le mani,oltre alla testa?so che i post sono vecchi, spero di riuscire comunque a ricevere qualche consiglio.
    un saluto

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